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 EDIZIONI STRAVAGARIO - ALBERTO BONOMO - IL RESPIRO DI UN PENSIERO Riduci

 

Alberto Bonomo

"il respiro di un pensiero"

edizioni stravagario  di irene sparagna

isbn 978-88-96349-08-3

€  8,00

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Prefazione

di Francesco Capria
 
E’ bello viaggiare. Vedere luoghi dei quali si è sentito soltanto parlare. Provare sensazioni diverse da quelle offerte dal posto in cui, abitualmente, si vive. Nuove atmosfere, nuove culture, nuove sensazioni.
Certo, non tutti i viaggi regalano questo. Ve ne sono alcuni che rappresentano semplicemente uno “stacco” dalla vita di tutti i giorni. E ve ne sono altri che, invece, portandoci lontano dalla vita di tutti i giorni, ci riavvicinano a lei, offrendoci una nuova prospettiva. Nuovi elementi di analisi. Gioie da sempre presenti ma, finora, sopite e dolori senza nome che, invece, trovano il loro battesimo. Magari, l’esatta percezione di qualcosa, fino ad allora, indefinito.
“Il respiro di un pensiero” è proprio questo. E’ il diario di un viaggio. Un viaggio attraverso la vita e attraverso un età i cui contorni non sempre si riescono a delineare.
Forse, proprio perché questi contorni sono diversi per ognuno di noi. Perché, infondo, sono dati, di volta in volta, dalla profondità di un pensiero, dal luogo in cui si vive, dalle persone che si incontrano, dalle emozioni che queste regalano.
In queste pagine si può trovare la genuinità dei pensieri che si susseguono e che si affollano nell’inquietudine dell’alba dei trent’anni. Un’inquietudine che, però, non spaventa e che, consapevolmente, viene sviscerata con la forza data dall’esperienza passata e con la curiosità di chi è aperto al mondo e, più ancora, alla vita stessa.
Io ero già il futuro che passa.
Il calore e l’amore incondizionato, da sempre e per sempre dato dai genitori, si mescola a quella ricerca di essere, ora, la propria nuova guida.
Vere e proprie esplosioni di staticità: è l’esatta descrizione di chi, apparentemente immobile, osserva la vita scorrergli innanzi e accompagnarlo nella scoperta di sé stesso, lungo un percorso emotivo scandito da veri e propri sconvolgimenti emozionali che, in fin dei conti, non sono altro che le facce della medaglia di una vita che cresce. Il piacere della sua scoperta e la voglia di modellarla secondo un desiderio profondo, ma, ancora, indefinibile.
Amore e rabbia. Ideali e carne. Illusioni e vita. Sogni e labbra.
E’ dolce il pensiero di un’infanzia tenera, di un’adolescenza intensa, di un passato piacevolmente caldo e avvolgente. Ma è il passato, ed è ormai lontano. Però, può essere proprio il passato a costituire la stessa forza necessaria ad affrontare tutto quanto verrà.
“Il respiro di un pensiero” è un viaggio attraverso la “crescita”. Accompagnato dall’analisi profonda di sé stessi e di un momento della vita che, solitamente, è indescrivibile.
Inquietudini. Dubbi. Forza del passato e forza dal passato.
Ma non si tratta di un viaggio a piedi. O in auto. Non in treno. Né in aereo.
E’ un viaggio in barca. Su quel mare che è sinonimo di “casa”. Che ha il profumo di una casa. Quel mare che, come un genitore amorevole, ti prende per mano e che, qualunque cosa accada, sarà sempre nel profondo del tuo cuore.
Milano, 4 aprile 2010

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 EDIZIONI STRAVAGARIO- MASSIMILIANO BADIALI-LABIRINTO ZERO Riduci

 

 

 

 

 

 

Questo nuovo lavoro di Massimiliano Badiali, ideatore e fondatore del Labirintismo, un nuovo movimento dal quale faccio parte come socio onorario, che sta moltiplicando gli artisti aderenti a vista d’occhio, è indubbiamente un’importanza testimonianza esistenziale dell’autore che si aggiunge alle  precedenti opere.
Tra il canto di Teseo ed il filo d’Arianna alla ricerca d’una logica ricercata invano, perché la razionalità si perde nel momento in cui  la mente umana cerca degli interrogativi ai quali difficilmente troverà adeguate risposte, si tesse la trama d’un racconto che indicherà  nel finale un percorso di redenzione nel quale l’Uomo si ritroverà nuovamente solo davanti a se stesso.
Il racconto si snoda attraverso una scenica e spettacolare teatralità dove l’Io narrante illustra un male di vivere che si manifesta anche nei primi ed innocenti amori adolescenziali.
Il lettore cercherà attraverso la lettura una sua logica e forse la troverà, ma solo nel momento in cui potrà, come in un film al rallentatore, vedere nella sua introspezione la propria immagine riflessa nel labirinto degli specchi.
Indubbiamente un’opera coraggiosa, questa del Badiali, che mette in risalto le sue ottime doti artistiche, sia in prosa che in poesia, e che riuscirà a tenere assorto nella lettura il lettore fino all’ultima pagina di LABRINTO ZERO.
       LUCIANO SOMMA 
 
Massimiliano Badiali: il Princeps Labyrinthismi! Il Labirintonauta, lo Zeronauta per antonomasia!  Princeps Labyrinthismi, in quanto archimandrìta, geniale monade schizoide, irresoluta, dalla cui feràce, ubertosa poièsi è germinata l’idea di “Labirintismo”! Labirintonauta, in quanto “Erro in fondo al mio labirinto esistenziale…” “Per l’umano errare…” (Esodo dal labirinto)”. Zeronauta! Prima di spiegare perché, è d’uòpo acclarare il concetto e l’etimologia di “Zero”! Il termine “zero” deriva dall’arabo “sifr”, che vuol dire “nulla, vuoto”. A posteriori di questo assioma possiamo quindi tornare al concetto di “ Zeronauta”. Zeronauta, poiché “Ma il VUOTO è là…”-”Dell’eco VUOTA di voci…”-“Ma il VUOTO è qui…”- “L’energia decompone il tutto in NULLA…” (Esodo dal labirinto). Elementi, questi ultimi, che possono essere riconducibili ad una dialettica sartriana “L’essere e il nulla”(1943), contraddistinta dall’analisi di un’azione etica in cui la coscienza, intesa come assoluta libertà, viene a collisione con l’aborrevole inerzia della realtà.
Similmente a Luis Borges, invece, riesce a costruire slittamenti temporali “…apparente caos primordiale”-“…dagli odori ebbri di memoria…”-“Sento in fondo al mio labirinto spettrale i tomi del passato…”-“…ogni istante in eterna tensione…”-“D’ improvviso, sul dedalo che non tiene…” (Esodo dal labirinto).
E come in Borges, l’intera poesia da l’impressione di una realtà parallela al sogno, di una lirica fase REM, in cui si susseguono immagini incontrollate dalla coscienza.
Tuttavia “Sul dedalo che non tiene/filtra un raggio/s’apre un varco…” (Esodo dal labirinto).
E’ questo un messaggio di grande fede e speranza, con il quale Massimiliano Badiali, ex-abrupto, ci propone l’intervento dell’Arte, quale sinestetico Dèus-ex-màchina, quale “Filo di Arianna” necessario per l’esodo dal labirinto, per “…ad una nuova vita cosciente/in esodo resuscitare”.
Questa poesia può, da sola, essere considerata la perfetta ed esaustiva sinòssi di “Labirinto zero”.
“Labirinto zero” è SIFR, è il vuoto. E’ il Chaos, “il nulla che esplode” pristino alla creazione. E’ l’indifferenziato, il vuoto in cui si celano tutte le possibilità. E’ l’uovo cosmico che racchiude l’androgino, l’accettazione del rovescio della medaglia dell’anima! La quintessenza ontologica del Labirintismo Badialiano può essere compendiata nelle due opere: “Nel Labirinto di Basendolf” e “ Labirinto Zero”, le cui singole critiche sono qui di seguito riportate.
Con “Nel Labirinto di Basendolf”, Massimiliano Badiali non intende assurgersi né a catechèta dogmatico, né a letterato lùdico, bensì a ruolo di dialettico che specula sull’universo labirintico, congetturandone il limes ana-catabatico che da esso possa l’uomo emancipare. Antropologicamente ed ontologicamente, gli archetipi umani sono rimasti immutati nel corso dei millenni ed è sulla base di questo postulato che Badiali chiede ed afferma “…non cercate in voi stessi un barlume di speranza in un oceano di disperazione? Se lo negate, siete ipocriti”. Questo per evidenziare l’omologia archetipica del labirinto umano e l’universale istanza di “Esodo dal labirinto”.
Badiali postula la letteratura quale antidoto all’involuzione etica che ha reso anodino l’animo umano. In virtù della letteratura, in quanto Arte, in quanto Filo di Arianna,
Badiali vagheggia e propone lo strumento per l’ “Esodo dal labirinto”.
“Nel Labirinto di Basendolf” inizia con un “…soliloquio disegnato nel buio…”. Subliminale traslato d’introspettiva solitudine.  Ed ancora “La memoria vi ha comunicato ricordi ed immagini disperse nel vuoto…” Slittamenti temporali, riferimenti al vuoto, ovvero al nulla.
Intercalare peculiari del Labirintismo, che ben si coniugano con il precedente “Subliminale traslato di introspettiva solitudine”.
“Ed ecco che vi sentite monade, i cui sogni non sono che lanterne invisibili e nascoste”.
Questo passo può rappresentare la chiave di lettura dell’intero testo, la cui parte dialogica si sviluppa precipuamente tra “Lui” e “ Lei”, con interventi di “Sles” (unico lettore ed unico spettatore) e di “Noi”.
“Lui” considera “Lei” una stronza abominevole. “Lui”è materialista “Amo le tue natiche polpose e i tuoi seni abbondanti”. Si assurge a giudice “”Sei una bigotta con tutto il moralismo che hai nella tua vita interiore”! E’ permeato di solitudine interiore “Si mettono le radici nella solitudine come si contempla il mare…” occultando così un desiderio di immenso, ovvero di liberazione dalle catene esistenziali.
“Lei” così ricorda l’amore “Quella notte odorava di edera ed inebriava ogni gravido momento di vuoto della mia anima. Le sensazioni salivano su un’effervescenza che saliva l’epidermide, come la carezza di una foglia.
Le stelle respiravano il cielo blu”.
Sinestesie, istanze, emozioni, sentimenti, lirismi romanticamente mulièbri! Per “Lei” il leit-motiv esistenziale è l’amore “Tu parli d’amore solo quando bevi. Perché non mi dici che mi ami ancora? Perché non dici mai niente?” “Dimmi che mi ami…” “Ed ecco che vi sentite monade…” Ho enunciato questo passo come chiave di lettura dell’intero testo e ne parafraserò il perché. Il termine “monade” vuol dire: L’essere esistente solo e per sé medesimo, secondo i Pitagorici.
L’uomo nasce monade, ma deve compiere il suo labirintico percorso di catarsi per diventare nel contempo Anèr/maschio e Gynè/femmina, ovvero deve diventare animicamente androgino. Lui e lei si scontrano perché non accettano le reciproche specularità fino, appunto, alla ricomposizione dell’androgino.
Tuttavia, questa non è che una prima fase, poiché l’androgino, ovvero il conflàto di Anèr+Gynè, costituirà pur sempre una monade, in quanto con flàto. La monade, da “IO” soggettivo e limitativo, dovrà diventare “Noi” oggettivo ed universale. Soltanto allora, grazie al Filo di Arianna, vi sarà il definitivo “Esodo dal Labirinto”.
In quest’opera Badiali riesce a mixare magistralmente momenti di crudo cinismo con momenti di umano rispetto, momenti di introspettiva solitudine con momenti di scintillante dialogo, ma, soprattutto, ha sublimato i concetti euripidei di profonda indagine psicologica e di problematica interiore dell’individuo, lasciando aperta la porta per l’esodo!
Figura centrale di “Labirinto Zero” è il Minotauro. Il Minotauro è l’ipostasi labirintica del male endogeno dell’uomo in senso lato.
Badiali fa rivivere Teseo, Arianna ed Ippolito e li condanna, attraverso Melanippe, ad essere sospesi in un eterno limbo primordiale: “Nel limbo infernale. Destinati siete qui a scontare in un mondo grigio senza luce divina…”. Destinati ad un limbo nel quale neanche il Minotauro, anch’egli fatto rivivere, sembra voler restare. “La vita non ha senso in questo limbo infernale…”.  Teseo, a cui si ascrive l’uccisione del Minotauro (del suo male), in realtà sembra non essersene liberato e si ritrova nel limbo ancor permeato del suo male: “Si, si! Vecchia megera! Zitta!/Taci, donna!/…e lui a quattro zampe, immobile, sogna di copulare/Ma Arianna, non si stacca!/…e la lasciai sull’isola immersa nel sonno/Chi è Dio?/…”
E permangono, quindi: ingiuriosità, dispotismo, lussuria, abiezione, mancanza di una dimensione spirituale…
Arianna, dal canto suo: “Quel maschione che salvai dal labirinto. Che toro!/Si, che torello!/Teseo e Arianna perdono ogni contatto con il reale. Lei annusa dappertutto…E lui, a quattro zampe, immobile, sogna di copulare!” Ippolito: “Mamma, mamma! Lui sembra un cane e lei un aspiratore!”
Ed in Arianna ancor: concupiscenza, depravazione, perversione, lussuria…
Ippolito, invece, sembra esser ancor depositario di un’ipocrita ingenuità
e di tendenze sessuali etero- omocentripete: “Un toro bianco?...Perchè, papà, non me lo vuoi regalare?/E così facevano sesso libero in un orgia…che bello! Ma con o senza il Minotauro?/Voglio il toro bianco di papà!/Voglio il pesce anch’io!/Dov’è ora (il pesce)! Lo voglio io!/…”.
Come patentemente si evince, in realtà, il Minotauro non è stato ancora, effettivamente, ucciso e non verrà ucciso, in quanto anch’esso relegato nel limbo. Allora, che fare? Ed è a questo punto che Badiali postula ed ottiene l’intervento delle Muse:
“Alla fede, un essere primordiale, ad una fase estetica non può arrivare.
Di Maria Madre  e della Santissima Trinità, Arianna nulla potrà intuire, né Teseo con il suo stadio etico-morale./Santa pagana, ch’al celeste sguardo della Madre scopristi il filo che fa  fuoriuscire dal labirinto umano!/ Il labirinto è nel tuo cuore…/L’Arte (Le Muse stesse) è il tuo filo!
L’Arte è il filo di Arianna che permette l’esodo dal labirinto!”
Tuttavia Badiali, con sagace e versato magistero letterario, paradossalmente e proprio per voce delle Muse, sancisce l’inscindibilità
della Ragione (Arte) e della Fede (La Madre Maria) quale dèus-ex-màchina per l’esodo dal labirinto.
La fusione di Ragione e Fede deve produrre Energia, Energia che si irradia  su ogni piano: psichico, spirituale, fisico. E’ a questo livello che si raggiunge la capacità di agire sulla realtà, trasformandola secondo la
volontà, in antitesi al “Male di vivere”!
La volontà muta il subire supinamente gli eventi in un’azione attiva su di essi. La volontà domina il Minotauro. La potenza dello spirito interviene sulla materia. Il Minotauro non si oppone. L’Energia ha sconfitto i propri istinti, senza ucciderli e da essi ha tratto vigore. L’energia bestiale viene incanalata grazie alla coscienza. L’Energia apre quindi il passo ai flussi inconsci ed agevola l’emersione di una nuova coscienza che fluisce attraverso il rapporto con le forze istintive.
Il Minotauro, ovvero la parte istintiva e bestiale dell’uomo, non può essere trascurata. La sfera intellettuale ode la voce della bestia e la bestia ode l’influsso del mentale. E’ paradossale reprimere l’Energia della bestia  che è nell’uomo, quando la si può congruamente canalizzare e sublimare per utilizzarne l’immane potenziale. In questo modo si comporta l’alchimista il quale, ben lungi dall’annichilire la materia vile, la deflegma fino a trasmutarla in oro. Allo stesso modo, l’energia bruta del Minotauro, devastante e rapace finchè abbandonata a sé stessa, diventa, se equamente  catturata e domata, un prezioso strumento di evoluzione. La potenza della coscienza ha fuso l’alto ed il basso, l’energia spirituale e quella istintiva.
MAURO MONTACCHIESI

 


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 EDIZIONI STRAVAGARIO- ENRICO PROSERPIO- IL RAMO D'ACACIA Riduci

Presentazione

Il Ramo d’Acacia

di Enrico Proserpio

EDIZIONI STRAVAGARIO

di Irene Sparagna

venerdì 19 giugno 2009

21.00 - 23.00

darsena flying sotis - via lungomare - Scauri, Italy

 

La Massoneria è aperta a tutti gli uomini maggiorenni senza distinzione di razza e di ceto sociale.
Per essere ammessi in Massoneria è necessario essere uomini di buona reputazione e di carattere amichevole.
La Massoneria ha tre grandi principii : amore fraterno, carità e verità

La Massoneria è una delle più antiche e secolari società di uomini che hanno cari i valori morali e spirituali. L'essenziale qualificazione per essere ammessi in Massoneria è di credere nell'Essere Supremo, in Dio, senza discriminazioni per il credo religioso professato. 

 

Amore fraterno: ogni Massone dimostra tolleranza e rispetto nei confronti delle opinioni altrui e si comporta con cortesia e comprensione verso i propri simili. 
Carità: ogni Fratello cercherà di aiutare chi avesse bisogno. Ognuno deve prodigarsi nella società con opere di bene, offrendo contributi o meglio il proprio lavoro volontario. Aiutare un Fratello che è in stato di bisogno è un impegno del Libero Muratore, ma attenzione: le raccomandazioni e i favoritismi sono considerati contrari alla morale massonica!
Numerose sono le istituzioni massoniche nel mondo che finanziano direttamente Istituti di ricerca, Ospedali , Istituzioni per gli anziani e gli orfani. 
Verità: il Massone lavora dentro se stesso per conoscersi e migliorarsi moralmente e nella società come singolo individuo perché si affermino i valori della verità, della libertà di pensiero e dei diritti civili. I Massoni si dedicano con tutte le energie di cui sono capaci nella ricerca della verità. Ciò produce una tensione evolutiva verso i più elevati valori morali con l' aspirazione finale di praticarli nella vita quotidiana.
La posizione della Gran Loggia Regolare d'Italia
Deve essere chiaramente compreso da ogni membro dell' Ordine che la sua appartenenza alla Massoneria non lo esime in alcun modo dalle sue responsabilità verso la società in cui vive.
L'impegno che il nuovo Iniziato prende in Loggia è anche quello di essere esemplare nell'adempimento dei suoi doveri civili, nelle forma più ampia della concezione, e quindi applicata alla sua vita privata e pubblica, al suo comportamento negli affari e nella vita professionale.
Rispetto della Legge
La Massoneria chiede ai suoi membri il rispetto della legge del Paese dove risiedono e lavorano.
Principii
I Principii della Massoneria in alcun modo entrano in conflitto con i doveri che i membri hanno come cittadini, sia al lavoro o a casa o nella vita sociale, ma al contrario favoriscono e rafforzano l'adempimento delle responsabilità sia pubbliche che private del Libero Muratore.
Così che non c'è conflitto d'interessi tra gli obblighi del Massone e i suoi doveri civili.
Uso dell'appartenenza all'Ordine
Un Libero Muratore non deve usare la sua appartenenza all'Ordine per promuovere i suoi, o di qualsiasi altro, affari professionali o interessi particolari. Questo divieto viene ricordato numerose volte durante i primi anni al nuovo iscritto, cosi che nessun Massone può pretendere di non esserne a conoscenza. Un Libero Muratore che trasgredisce questa regola può essere sospeso dalle attività Massoniche o persino espulso.
Famiglia
La Massoneria non chiederà mai ad un suo membro di recare nocumento alla sua propria famiglia chiedendogli di dedicare troppo tempo alla Istituzione e neppure chiedendogli somme di denaro a favore dell'Ordine o costringendolo ad agire in qualche modo contro i suoi personali interessi.
Dovere di Cittadino
Il dovere del Massone come cittadino sarà sempre prevalente contro qualsiasi obbligazione presa verso un altro Libero Muratore, e ogni tentativo di proteggere un Massone che ha agito con disonore o contro la legge, o che ha agito per conferire un indebito vantaggio ad un altro Massone è contrario a questo primo dovere.
Difficoltà personali o economiche
Se venisse provato che qualsiasi fallimento personale o difficoltà negli affari di un cittadino fosse attribuibile ad "influenza Massonica", la Gran Loggia Regolare d'Italia prenderà in serio conto la questione, perché questo è in contrasto con i Principii della Massoneria.
Segretezza
La Massoneria non è una società segreta, ma le riunioni di Loggia, come le riunioni di molte altre associazioni sociali e professionali, sono private e aperte solo ai membri.
Gli scopi e i principi della Massoneria non sono segreti e possono essere letti su questo sito, così come una copia delle Costituzioni che può essere scaricata liberamente.
I cosiddetti "segreti" della Massoneria riguardano solo i modi tradizionali di riconoscimento fra Fratelli. In una conversazione fra membri e non membri c'è veramente così poco che un Massone non possa discutere sulla Massoneria. Al Massone della Gran Loggia Regolare d'Italia non è fatto divieto di far conoscere in pubblico la sua appartenenza all'Ordine.
Dichiarazione su Massoneria e Religione
Introduzione 
Quanto viene esposto rappresenta la posizione della Gran Loggia Regolare d'Italia sul rapporto fra Massoneria e Religione, in conformità a quanto deliberato nel 1985 dalla Gran Loggia Unita d'Inghilterra. 
Affermazione di principio 
La Massoneria non è una religione né il sostituto di una religione. Essa richiede ai suoi appartenenti la piena e sincera credenza in un Essere Supremo ma non fornisce una propria dottrina di fede. 
La massoneria è aperta agli uomini di tutte le fedi religiose. Durante le proprie riunioni qualsiasi discussione di carattere teologico è vietata. 
L'Essere Supremo 
I nomi usati per indicare l'Essere Supremo offrono a uomini di fedi diverse, che altrimenti sarebbero rimasti estranei gli uni agli altri, la possibilità di riunirsi insieme alla gloria del Dio in cui ciascuno di essi crede, senza che i contenuti delle invocazioni possano causare dissensi tra loro. 
Non esiste un dio massonico: il Dio di un massone è il Dio della religione che egli professa. 
I massoni si riuniscono nel comune rispetto dell'Essere Supremo che rimane supremo nelle loro confessioni religiose. 
La Massoneria non tenta in alcun modo di fondere assieme le singole religioni. Non esiste, pertanto, alcun Dio massonico sincretico. 
Il Volume della Legge Sacra 
La Bibbia, considerata dai Massoni come il Volume della Legge Sacra, viene sempre tenuta aperta durante le riunioni massoniche.
Gli impegni dei Massoni
Gli impegni dei Massoni vengono sempre presi sopra il Volume della Legge Sacra o sul Libro da essi ritenuto sacro che viene tenuto aperto.
Si tratta di promesse atte a mantenere riservati gli antichi modi di riconoscimento fra Massoni e l'impegno a seguire i principi morali della Massoneria.
Confronto fra Massoneria e Religione
La Massoneria è priva degli elementi fondamentali di una religione:
a) Non possiede alcuna dottrina teologica e, vietando le discussioni sulla religione durante le proprie riunioni, non permette l'insorgere di una dottrina teologica massonica.
b) Non offre sacramenti e non esercita alcun culto.
c) Non pretende di condurre alla salvezza tramite opere, conoscenze segrete o qualsiasi altro mezzo. Gli elementi riservati della Massoneria concernono i modi di riconoscimento unitamente alle regole edificatorie trasferite sul piano simbolico, metaforico e morale e, pertanto, non concernono la salvezza e l'escatologia.
La Massoneria sostiene la religione
La Massoneria è tutt'altro che indifferente alla religione. Infatti, per senza interferire con la pratica religiosa, essa richiede che ciascun suo appartenente segua la propria fede e ponga i propri doveri verso Dio, qualunque sia il nome usato per identificarlo, al di sopra di tutti gli altri.
Gli insegnamenti morali della Massoneria sono accettabili da tutte le religioni.
La Massoneria, pertanto, sostiene la religione.
Si diventa Massoni per svariate ragioni: alcuni per seguire una tradizione familiare; altri perché presentati da un amico Massone; anche solo per la curiosità di sapere cosa succede "dentro". Chi diventa Massone, chi rimane e cresce in Massoneria, lo fa principalmente perché apprezza la sfida a migliorarsi moralmente ed a vivere l'esperienza di Fratellanza che l'Istituzione gli offre. La partecipazione in prima persona come attore alle rappresentazioni delle lezioni morali e durante lo svolgimento dei Lavori di Loggia offre a ogni membro una opportunità unica di conoscere meglio se stesso. Lo incoraggia a vivere in maniera tale da cercare di divenire costantemente un uomo migliore, non di un altro uomo, ma rispetto a quello che altrimenti sarebbe stato, permettendogli così di diventare un membro esemplare della società civile.
Ciascun Massone, grazie al Rituale di Iniziazione, impara a conoscere l'umiltà. In seguito, con la progressione nei gradi, egli interiorizza tutta una serie complessa di valori e concetti, sia morali che filosofici, ed affronta ed accetta una serie di sfide e di responsabilità che gli sono di stimolo e di ricompensa morale.
La struttura e il Lavoro rituale di Loggia, di solito, seguiti da una cena comune, offrono ai membri una opportunità di Fratellanza, lavoro di gruppo, sviluppo del proprio carattere e condivisione di esperienze comuni.
I membri della Massoneria prestano promessa solenne sul loro comportamento in Loggia ed in società. Promessa simile a quelle di molte altre organizzazioni.
Ciascun membro promette anche di tenere confidenziali i metodi tradizionali per il riconoscimento fra Massoni e che egli dovrà usare ogni qualvolta andrà a visitare una Loggia
dove non è conosciuto. Tali metodi di riconoscimento riguardano parole, segni, toccamenti così come tramandati nei secoli. Le così tanto pubblicizzate "punizioni massoniche" che i membri subirebbero se mancassero alla promessa solenne, non fanno parte del testo della promessa solenne dei Rituali della Gran Loggia Regolare d'Italia.
Esse sono state comunque sempre di solo significato simbolico e non letterale e fanno riferimento solo al dolore che ogni uomo probo dovrebbe sentire al solo pensiero di mancare alla parola data. In altre parole a nessun massone è mai stata "tagliata la lingua" per avere mancato alla promessa solenne! Il nuovo membro si impegna anche a non fare uso della sua appartenenza per ottenere un guadagno personale o un avanzamento di carriera, la non osservazione di questo impegno può condurre all'espulsione.
Chi può diventare Massone?

La Massoneria ha una storia meravigliosa che risale a più di tre secoli fa.
La Massoneria è una società di uomini che si occupa di innalzare i valori morali e spirituali dell'uomo. Fondata su tre grandi principii come Amore Fraterno, Carità e Verità, ha lo scopo di riunire uomini di buona volontà senza tenere conto della loro provenienza, differenza sociale e religiosa. Alcuni pensano che diventare Massone sia molto difficile: Al contrario diventare Massone è veramente molto semplice. Requisito essenziale è che il candidato creda nell'esistenza di un Essere Supremo. Di solito i candidati devono essere maggiorenni, ma in alcune circostanze è ammessa un'età tra i 18 e i 21 anni

 

 

 

(quadro storico sulla massoneria a cura di Irene Sparagna) scrittrice - poetessa- critico- editrice 

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RECENSIONE AL TESTO A CURA DI ANTONIO SANGERVASIO 

 

L'importanza della novità delle variazioni tematiche all'interno di un romanzo sia esso storico, ambientalista, epistolare, filosofico, determina in molto casi la rotta verso la buona riuscita del  romanzo stesso. Se poi le radici comuni dei singoli personaggi, le laceranti scelte che la vita ci pone, l’analisi molto dettagliata storico-sociale che arricchisce la condizione umana , si evidenziano in maniera  così netta nelle pagine raccontate, allora otteniamo come risultante un lavoro letterario veramente di grande spessore . Il titolo è assai affascinante”Il ramo d’acacia”, sembra un qualcosa che non riusciamo bene a determinare ma che poi improvvisamente crediamo abbia preso una peculiare forma e collocazione.
Sullo sfondo il principio della massoneria intesa come assieme di valori morali basati sui principi del rispetto, dell’amore fraterno, della carità, della verità, sia dentro che fuori di se.
L’assieme dei diritti civili, il ripudio dei favoritismi, la tolleranza verso le opinioni altrui sono le aspirazioni PROPRIE del Massone, del “FRATELLO” ,che adempiono ad una esigenza di dovere civile.
Il romanzo di Enrico Proserpio sorprende per le sue proprietà strutturali che riguardano la forma innanzi tutto, ricca dei caratteri generali della narrazione prosaica : situazione iniziale ( esordio ) con le prime delineate situazioni, rottura degli equilibri di base (complicazioni ), dove il romanzo prende corpo, svolgimento e la conclusione (epilogo), spesso  dotata di retorica. Il valore etico poi , raccontato in una maniera dinamica e splendida.
Il protagonista assoluto è Ettore (compagno d’arte), iniziato alla massoneria da Amilcare Franchelli, un notaio già”adulto” ai tempi dell’ascesa del fascismo nel nostro paese.
Ettore si innamorerà di Amanda la figlia del Franchelli e sarà corrisposto, ma l’avvento del fascismo in un contesto quasi totalitario altera in maniera irreversibile i rapporti tra Mussolini e la massoneria, fino a portare squadre di combattimento a fare irruzione presso le abitazioni dei massoni.
In una di queste irruzioni viene barbaramente uccisa Amanda ed in seguito Amilcare, il padre, provocando nel protagonista una furia vendicativa, che lo accompagnerà sino al termine del romanzo stesso.
Nella parte interna dei personaggi principali si annida la sofferenza dei giusti, prende corpo la necessità assoluta di sentimento di protagonisti come i coniugi Valsecchi, genitori putativi di Ettore. I “fratelli” di Ettore sono costretti a fuggire verso nord e ad attraversare il “Manzoniano” lago di Como dove a Lecco li attende un fratello amico.
 Di Giovanni , ufficiale fascista responsabile dell’uccisione di Amanda e Amilcare, tenterà per tutta la narrazione, l’arresto del giovane Ettore, che in qualche modo fuggendo lo ha ridicolizzato agli occhi dei più alti ufficiali fascisti.
Interessante è anche la figura del Lenni , in realtà amico di Ettore,  ma il destino compiendo il fatto suo,  lo ha portato a collaborare con i fascisti e si troverà marginalmente coinvolto nelle aggressioni descritte.

Questo è un romanzo fortemente legato alle emozioni e allo scorgere l’oltre recondito nei fatti quotidiani, scritto con grande padronanza letteraria, ricalca i canoni di saggezza di uno scrittore assai più grande dell’età del Proserpio, ove è riuscito a trasmetterci il travaglio interiore progressivo dei protagonisti, inserendosi (e questo proprio dello stile del Proserpio) nel dibattito politico e sociale del periodo delle due guerre, tenendo a galla , sempre, l’assoluto rispetto per la vita e per i valori dell’animo.

(recensione a cura di Antonio Sangervasio scrittore - poeta - critico)


 Stampa   
 EDIZIONI STRAVAGARIO - MAURO MONTACCHIESI - LABIRINTISMO POESIE Riduci

 

Mauro Montacchiesi
 
 
“Labirintismo” Edizioni Stravagario di Irene Sparagna-Poesia
 Prefazione del Prof. Massimiliano Badiali
Mauro Montacchiesi è nato a Roma il  28-06-1956 E' di professione bancario e di formazione cattolica. Ottiene il Diploma di maturità commerciale (60/60); Lingua francese (W.S.I. avanzato grado A); Lingua tedesca (W.S.I. avanzato grado A); Lingua esperanto (I.I.E.); Lingua inglese (Accademia Britannica grado B). HA un'ottima conoscenza non certificata delle lingue: latino e spagnolo. Ha un'ottima conoscenza non certificata di Astrologia (interesse esclusivamente culturale) e Cartomanzia (interesse esclusivamente culturale). Sul piano letterario, ha iniziato a scrivere nel giugno 2007. La sua poesia e' ermetico-introspettiva, sentimentale, naturalistica, religiosa. Ha ottenuto i seguenti premi Vincitore del premio speciale Agape 2007 (sez.racconti); Finalista alla II ed. del Premio Gennaro Sparagna; Segnalazione di merito al VI concorso Vittorio Alfieri; Segnalazione di merito al concorso Teatro Osservatorio di Bari ed. 2007; Segnalazione di merito Agape 2007 (sez. poesia). Ha pubblicato nel Gennaio 2008 pubblicazione della silloge poetica “Quando l’anima parla” Collana “Gli Emersi” (Aletti Editore);. E' in stampa la silloge poetica “E’ la voce del cuore” Collana “I Gelsi”. (Montedit) E’ presente nelle seguenti antologie: Vittorio Alfieri VI concorso; Gaetano Errico IX edizione; Gennaro Sparagna II edizione; “Dedicato a…poesie per ricordare” Aletti Editore 2007; “Tra un fiore colto e l’altro donato” Aletti Editore 2007; Premio letterario città di Monza 2007 (Montedit); Concorso “Versi di cuore” Auxilium-II edizione; “Fili di parole” 1° edizione (Giulio Perrone Editore).
 

INTRODUZIONE DEL PRESIDENTE MECENATE

prof. MASSIMILIANO BADIALI

Mauro Montacchiesi: il D'Annunzio del Labirintismo

Labirintismo di Mauro Montacchiesi è sincresi e eidon di un mondo di immagini: è un deposito della memoria, un engramma, derivato dalla condensazione di innumerevoli esperienze subconscie del poeta, di un ego ormai schizoide e dissociato, di un irresoluto Ulisse, incalzato dai propri sommovimenti interiori. Il suo viaggio nel labirinto è, dunque, un iter mentis, che si attua nella perdita della superficie, nel dedalo della percezione attraverso una scrittura ricca di continui echi e rifrazioni su se stessa, ebbra di incastri e di raddoppi che conducono alla propagazione di un orizzonte ostruito o reiterato, che compone e ricompatta anularmente il cammino dell’io nel dedalo. La dimensione poetica diviene circolare, indistinta fra interno ed esterno (per gli incastri mente-cuore, i cerchi ragione-fede), poiché esemplifica gli affondamenti nell’universale voragine del nulla e la concezione di assurda casualità e impenetrabilità del reale.

Ogni grafema e morfema scritturale è intarsio irripetibile del puzzle della coscienza, poiché l’io del poeta risale dal proprio microcosmo anulare e diventa protagonista di un’avventura onirico-metafisico-estatico-esoterica : l’avventura panica e mitica di Teseo. Un nuovo Ulisse, che canta la teoria della relatività d Einstein dittico dell’hic et nunc e  il principio di incertezza o indeterminazione di Heisenberg. La poesia labirintista montacchiesiana nasce, dunque, dalla percezione del caos, per cui il viaggio iniziatico-propiziatorio del nuovo Teseo labirintista avviene in un mondo chiuso, anulare e delirante fra i ricordi, oppresso da un senso di clausura che nasce dall’isolamento e dallo spazio ambiguo, percepito come qualcosa di soffocante, in un’attesa stagnante ed anulare, incarnazione di un’esistenza perennemente delusa, le cui dimensioni spazio-temporali conducono irridentemente al nulla. L’orizzonte poetico, inoltre, appare sull’orlo di due voragini, quella del dedalo esterno (o mondo), quella del dedalo interno (o io). Il viaggio iniziatico del nuovo Teseo montacchesiano è un eterno ritorno nel meandro interiore dell’Ego e l’Es, nella razionalità e nel sentimento: è un iter come catabasi (o come discesa dall’alto al basso nel labirinto dell’Es con l’intelletto e apparente risalita con il linguaggio) e come anabasi (o come viaggio dell’io nel labirinto dell’Ego da una direzione e da una superficie all’altra del cuore, nonché l’eterno ritorno al punto di partenzam come anelito accorato di fuoriuscita attraverso la fede), di due piani opposti in verticale e in orizzontale, di ragione e cuore,  senza tangenza alcuna, privi di qualsivoglia punto d’incontro, ma a direzione concentrica e infinita.  Di un fiore di Venus, incipit della silloge, ove il poeta esprime a chiare lettere la razionale discesa nel labirinto, è l’esposizione programmatica del viaggio come catabasi:
  
Lentamente lascio calare le palpebre.
La mia mente inizia la sua catabasi,
inizia a percorrere le profonde, tortuose anse,
dei segreti, impenetrabili sentieri del mio labirinto.
La mia mente non vede, la mia mente ha percezioni
oggettivamente icastiche di quella realtà che non vede.
 
 
Sinestesie, enjembement, arcaicismi e neologismi rendono il linguaggio delle liriche un geroglifico da interpretare, puzzle del labirinto da ricomporre: mélange di onirismo (Spettri muti) e di apocatastasi (Nell’essenza del nulla). Un processo razionale, attraverso cui, il poeta riveste fastosamente il linguaggio, tale da poter essere denominato Labirintismo estetizzante. Tale commistione creativamente geniale di tradizione e modernità diviene un puro virtuosismo etimologico, eziologico e semantico, attraverso un  sperimentalismo tale che consente di denominare Mauro Montacchiesi il D’Annunzio del Labirintismo. Un linguaggio innovativo che riporta l’Olimpo nella contemporaneità, come nella poesia Un sofocleo atelantropo, ove Kirk rima gozzanamente con quid:
 
Tra utopia e chimera,
tento un’endoscopia del mio labirinto
e lì mi vedo come una stella nana,
compagna di viaggio
di una stella che non ha mai brillato!
E lì mi vedo come la deflagrazione
di un Big Bang che non si è mai espanso!
Sentimenti, pensieri, volontà:
sono elementi alieni al mio labirinto,
forse mai geneticamente immanenti!
E lì mi vedo, come Kirk,
il Comandante di un’ Enterprise mai costruita,
che naviga, senza navigare,
in un cosmo mai generato,
che naviga, senza navigare,
nelle psichedelie di un metempirico quid,
che ha fatto di me un sofocleo atelantropo!
 
Il labirinto è razionale dannazione e eterno dolore, poiché è “alienazione farneticante di un cosmo abiotico (….)E’ un’utopia, uno xenòide(*), un ossimoro(*) esistenziale, che pensa senza pensare, che sente senza sentire, che piange senza piangere! (Ma allora, chi?) ed è soffocamento apnoico e limitazione cognitiva.
L’anabasi si presenta, invece, come il viaggio concentrico del cuore del poeta su se stesso:  è il Labirintismo interiorizzato o  il diario intimo della ricerca di un equilibrio di un animo prigioniero di uno spleen, concentrico, ellittico e esoterico nel dedalo del labirinto dell’Ego. Le liriche dell’anabasi sono l’iter nell’inconscio, ove il daimon del nuovo Teseo, pur navigando senza bussola tra spettri e tra amnesie (Vascello fantasma), ebbro di repulsione e disgusto (Ma cos’è la stucchevolezza), sembra raggiungere per un attimo il punto zero dell’equilibrio nel dedalo della coscienza : “Rileggo poesie/ che avevo dimenticato!/ Riaffiorano momenti, sensazioni che mi avevano turbato!/ Rivivo un amore scomparso!/ Tutto diventa adesso indistinto/ nei meandri del mio labirinto! “(Rileggo Poesie), attraverso un’onesta autoanalisi inconscia: “Qualcuno mi ha obbligato ad entrare nel mio corpo/ per dare struttura al mio labirinto,/ senza che io abbia fatto qualcosa ,/ senza che io ne abbia dato il consenso!” (Come in una glauca notte). Il Labirintismo interiorizzato diviene, al contempo, anabasi di delirium tremens, di iperuranio  e di metempsicosi: “Il mio labirinto sembra/ il tourbillon di un inchiostro di pece,/ il delirium tremens steroide. /la rotazione illusoria/ che circonda l’assenza di materia,/ e in quest’assenza di materia,/rimangono paradossalmente sospese/ le sue platoniche anamnèsi/ le sue idee,/ a lungo meditate nell’iperuranio,/ prima di questa nuova metempsicosi! (Come in un turbine)”;  è  poesia pura:  “Il mio labirinto,/ è un asse di rotazione/ che su sé stesso come una trottola prilla,/ solo in virtù di un’asimmetria delle sue cupe voragini (Come una trottola)”. Il viaggio dell’anabasi è, inoltre, ricerca metafisica e epifanica , come espresso In quegli antri streptocori : “Nel mio labirinto/ del mio unico Dio del mio Dio universale/ epifania mai v’è stata”, nonché una ricostruzione mnesica nel dedalo esistenziale, come leggiamo in Anabasi:
Anabasi di un urlo agghiacciante
klimax che flebile nasce da
imi precordi d’ un labirinto plumbeo
urlo agghiacciante
che invade la mente
la mente
fiume abiotico velato di bruma
urlo agghiacciante
che rompe gli argini
che si aderge libero impetuoso
nell’etra priva di voci di suoni
nell’etra muta
urlo agghiacciante
finalmente libero dai limiti asfittici della materia
urlo agghiacciante
sinapsi tra
imi precordi d’ un labirinto plumbeo.
 
Dentro il cerchio del labirinto, il poeta ha creato il suo universo, dove illusione e disillusione convivono in disarmonica complementarità in armonie opposte e in dure avversioni, che designano la claustrofobica e centripeta condizione di un animo che volutamente si chiude nel triangolo dedalico dell’Es. Fuoriuscire dall’inconscio della soffitta chiusa diviene talvolta un’irrefrenabile e inconscia volontà dell’animo del poeta. Una forza centrifuga lo libera dal finito del cerchio della anabasi e dalla claustrofobia del triangolo dell’anabasi, quando la ricerca dell’infinito diviene ossessione opprimente dell’animo, prigioniero platonico di un corpo che non gli consente di sentire o meglio di cosentire. In questo labirinto umano di desolazione, il poeta ammette a se stesso che il suo microcosmo dedalico a forma circolare è sinodo di vuoto cosmico e di consapevoli e inevitabili, anche se subitanee, illusioni. Ed è allora che dal microcosmo circolare e meandrico che l’animo cerca di fuoriuscire per affrontare la disarmonia del caos e il dolore arcano della condizione universale, ma qualsiasi anabasi o catabasi implicano un eterno ritorno al punto iniziale : l’uscita, dunque, non è che l’entrata, tanto è vero che si emerge dal labirinto solo se vi si rientra, poiché l’esistenza, come espresso in Le Moire, è un nodo gordiano senza testa né coda: 
Un plesso inestricabile il mio labirinto eternamente sarà!?
Cloto ha filato lo stame del mio labirinto,
Lachesi lo ha svolto sul fuso,
Atropo, con lucide cesoie,
inesorabilmente, finalmente,
senza dolore, lo reciderà!
-
In alternativa alla morte, il nuovo Teseo montacchesiano offre due soluzioni (che sono peraltro quelle proposte dalla pièce Labirinto Zero di Massimiliano Badiali, Manifesto eziologico del Labirintismo), rappresentate dall’arte e dalla fede, come leggiamo in She’ ar Harahamim:
 
Il mio labirinto
cimento ch’ io
argonaut’ errabondo
non oggi Tesèo
affrontar devo
prim’ ancor d’ approdar alle sponde della
Gerusalemme Celeste.
 
Per Mauro Montacchiesi, il D’Annunzio del Labirintismo: “L'arte è il filo d'Arianna che permette l'esodo dal labirinto: è il labirinto zero” (Massimiliano Badiali Manifesto del Labirintismo), come leggiamo nella poesia Nell’essenza del nulla:
Sentire
la vacua deflagrazione pristina alla genesi
dell’ indistinto
dello zero in cui è celata ogni probabilità
del non identificato
dell’uovo cosmico
che racchiude l’ermafrodito.
 
La silloge di Mauro Montacchiesi incarna in toto la Weltaschauung del Labirintismo che propone l’avventura del labirinto che diviene la storia di chi torna a galla dal dedalo della personalità e diviene consapevole del proprio inconscio:  “Labirintismo perché? Ascrivo al Labirintismo un’ ermeneutica esistenziale! Lo contemplo come una mia istanza inderogabile di approdare AD IMA FUNTAMENTA, ovvero ai miei più imi precordi, là, nell’ ostello dei miei sentimenti, delle mie emozioni, con l’auspicio di far luce tra i meandri del mio intricatissimo plesso interiore o, paradossalmente, da esso trarre luce da portare in superficie” (Mauro Montacchiesi, Manifesto del Labirintismo),
Weltaschauung di una fitta trama simbolica, che, a tratti inconscia, ma per lo più intellettualistica, carica le pagina di un alone orfico e anamorfico, nonché di una misteriosa capacità di comunicazione e di una quasi medianica lettura dell’invisibile.
                                                prof.  Massimiliano Badiali
Ideatore e fondatore del Labirintismo

Presidente Onlus Mecenate di Arezzo

 

 

 

-Premio della Critica “Novo Vate”-Accademia Francesco Petrarca di Capranica (VT)
 del Presidente Dott.ssa Pasqualina Genovese D’Orazio
-Premio della Cultura-XXXII Trofeo Medusa Aurea-A.I.A.M. (Accademia Internazionale Arte
 Moderna di Roma)
-Premio della Presidenza “Sutrium et Borea 2009”
-1° Classificato “Il Sentiero dell’Anima-2009”
-Diploma d’Onore-9° Concorso Internazionale Poetico Musicale-Cenacolo Accademico della
 Svizzera Tedesca di Basilea
-Finalista-Diploma di Merito “Il Saggio 2009” (Eboli)
-Segnalazione di Merito-4° Concorso Nazionale di Poesia e Narrativa “Voci 2009” (I.P.L.A.C.)
-Segnalazione di Merito-VI Premio Nazionale Parole Sparse Edizioni
-Segnalazione di Merito-Concorso Nazionale “Nicola Martucci” La compagnia del Mulino
 Città di Valenzano 2009

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 EDIZIONI STRAVAGARIO - FIORELLA BRASILI - ATTUALITA' RICORDI AFFTTI DICERIE Riduci

 

PREFAZIONE
a cura di Irene Sparagna

Per la seconda volta mi trovo a recensire una raccolta della Brasili, il lavoro appare sempre fresco, e legato alle origini.
Il contenuto del libretto è stato diviso in più parti,
“attualità”
”ricordi”
“affetti”
“dicerie”
quasi a voler delineare la voglia o l’esigenza di attraversare meglio gli spazi definiti delle sue emozioni.
Non è alla ricerca di una linguistica dettagliata e complessa, fa della semplicità discorsiva la sua arma migliore, e attraverso i “colori sbiaditi” della ricerca fonetica del vernacolo, intarsia quadretti quotidiani, che a volte ai più sfuggono.
In fondo la poesia, nell’accezione più semplice del suo lemma, è anche uscire dagli schemi metrici e dogmatici … per plasmarsi allo scorrere veloce della vita emotiva.
Fiorella infatti con la sua ricerca e detenzione dialettale lascia sulle pagine bozzetti spassosi e ilari di vizi e virtù di ognuno, non disdegnando anche un gusto retrò quando parla dei giochi di una volta ...
Rita, te ricordi quanno/co' Anna e Adriana/giochevamo a campana?/Pe' 'sto gioco, 'mportante/era la sticchia:/no sasso piatto … (da “i giochi de ‘na vorta”)…

O quando parla dei ricordi, affermando che la terza giovinezza è importante per riscoprire con la maturità e l’esperienza oramai divenute una seconda pelle, le ombre che la vita ha dislocato tra i nostri passi sui viali forse conosciuti e percorribili a memoria.
Eppure ciò che ci ha attraversato nella prima giovinezza, quando bastava un battito di cuore a farci volare pindaricamente oltre le vette dell’impossibile, ecco che assume toni più pacati, ritmiche più cadenzate, ma non per questo meno sentite e passionali.
E l’uso del vernacolo racchiude in sé una sorta di carezza a ciò che ognuno di noi è stato, anche se poi convenzionalmente cerchiamo di parlare in “italiano”.
La dialettica vernacolare in fondo su questo ci vuole far riflettere: il tempo può correre velocissimo, e cambiare il nostro pensiero, ma non può/deve cancellare le nostre radici, che restano un fondamentale ancoraggio per la trasmissione storiografica di tutti noi.

La Brasili è ilare quando descrive “O dromedario scojonato”
è canzonatoria nella descrizione personale de “O conzumismo”.

Di contro trasportando l’attenzione all’altra sezione parla dei ricordi visti come rimpianto, nostalgia, rammentando che si dovrebbe sempre riuscire ad apprezzare ciò che ci capita.
Sostanzialmente dovrebbe essere una filosofia di vita quella di riuscire ad apprezzare i profumi reconditi delle emozioni, parlarne e trascinare con sé l’attenzione alle tematiche forse poco
ricordate, o troppo facilmente scavalcabili in quanto ritenute scontate.

E poi ci sono le dicerie, fraseggi che sembrano essere stati ricoperti da coltri infinite di polvere e ragnatele, e invece risbucano quando uno meno se lo aspetta, dai famosi cassetti della memoria, dove risorgono a nuova vita, e il tempo è un volo leggero e repentino su angoli di vita vissuti chissà quando...laddove i nostri occhi e il nostro ascoltare erano appesi alle dicerie dei nonni, o degli zii, o di chissà chi, però erano suoni importanti che ci hanno forgiato e che non sono andati persi se ci sono riapparsi come splendidi fiori ai davanzali della giovinezza infinita dell’anima.

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Irene Sparagna

Ideatrice fondatrice e presidente
Associazione Culturale Gennaro Sparagna
Scrittrice, poetessa, giornalista, critico letterario, editrice con la collana Edizioni Stravagario. Ideatrice e presidente di Premi Letterari Internazionali di Poesia e Narrativa, talent scout.
Direttore saggistica e critica Onlus Mecenate.


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 EDIZIONI STRAVAGARIO - MICHELA ZANARELLA - VITA, INFINITO, PARADISI Riduci

 Il titolo della raccolta “Vita, infinito, Paradisi” ci porta a riversarci in percorsi atavici, accidentalità di purezze, lotte iconoclaste contro il mondo che sbarra inequivocabilmente la vita ai sogni.

La raccolta di Michela Zanarella, appare un felicissima ripresa descrittiva di emozioni, che spaziano con eleganza per i quattro angoli del globo.
Le sue argomentazioni sono molto varie, e forse in questo consta la sua sfaccettatura descrittiva.
Potrei definirla una “opus originale” in cui l’autrice gioca quasi a moscacieca con i dettami della vita, sia essa privata o viceversa.
E in questo correre brioso tra le righe il suo amore per la poesia, costruito su fondamenta solide, edifica un multilivello che vede la sua figura forse non in primo piano, ma con occhio vigile e fiero su ciò che è la sua prospettiva emozionabile.
Dunque ci scopriamo di fronte ad una carrellata in cui Michela vive profondamente ima la poesia e poi come un fiore che sboccia la depone con cura su lenzuoli cartacei, e ne fa quadretti che nel loro evolversi hanno tutto il tempo per respirare e fermarsi nel pensiero del lettore.
 
***
 
Sfumature di diamante/grappoli di sole d'ambra/lungo le file di spighe/russa il grano/… (tratta da “Ad un grillo, le sue estati”)
 
Intorno a me l'immenso/che sbadiglia,/…/il senso del silenzio/ che rimane tra gli scogli/… (tratta da “Come volano i gabbiani”)
 
Mille anime/sudano l’identità,/solo una ha il mio nome e filtra le pareti/disegnando il mio essere./…  (tratta da “Abissi”)
 
E quando rimanevo sola/e senza nome/mi fermavo a frugare nelle vertigini/spezzando il mio profilo/con un orizzonte /allucinato. (tratto da “Amiche follie”)
 
Non è difficile cogliere in tutti questi abbozzi di vita, quel clangore tipico di chi vuole urlare le sue emozioni, far sì che non restino versi taciuti, bensì “guadagno” risoluto e maturo, una vittoria lessicale che può correre qualunque maratona.
Quello che descrive Michela è quasi una necessità imperturbabile che il suo presente non resti indecifrata memoria, ma che su questa scacchiera infinitissima che è la vita, riesca a fare scacco matto al cuore perplesso, che ogni tanto è parte di ognuno di noi.
E allora è naturale ordinare i pedoni ed esplicitare attraverso i loro movimenti la forza di discutere con se stessa, rendendo sempre meno avara la voce che ha dentro, perché non sia un sussurro, ma “un’altra sé” con cui dialogare apertamente.
Apparire quindi splendidamente meno egoica , pur intravedendo tra le righe una sorta di educatissima “segreta”, una parte sconfinata accessibile a pochi: quel timore che i dolori possano essere troppo manifesti e non compresi e che gli scampoli di felicità conquistati a morsi non siano poi mere illusioni, ombre incatenate, ambigue.
Ed è proprio attraverso la poesia, semplice, descrittiva, pittorica che esercita la sua catarsi depurativa, che sconfigge le maree di viluppi condizionanti, ossidanti per il sentire: e quindi appare che nella raccolta Michela morda il freno “per timore di …” ; oppure rallenti su pause di intimità riflessiva; poi invece organizza e incasella stati d’animo o immagini che ha portato con sé fin dai suoi sguardi fanciulli sulla terra che ha lasciato dietro, nella vita precedente, e che mai l’abbandona
 
Di un cielo chiaro/che scalpita al sole/mi ricordo il profumo,/l'odore di strada/che s'infila nelle tasche/nel primo mattino./Mi piace ancora/mordere le nuvole/con lo sguardo assonnato/e abbandonare il fiato/tra i rami di fico./Anche se vivo/in una terra lontana/la mia mente attraversa/ogni istante la fredda pianura/e fissa muta la gente/che rincorre il tempo./Guardo l'aria bussare/al seno della terra/e l'azzurro bruciare le ciglia/di una nebbia sottile./Sembra che l'inverno/sieda luminoso tra i cipressi/e che le pietre si dipingano/le mani con la brina./E dal silenzio di un cortile/non riesco a trattenere/le lacrime,/per la mia assenza. (“Dal silenzio di un cortile”)
 
Michela sa che la poesia e reinventarsi sempre ogni giorno, perché ciò che è stato un fermo immagine di un ieri qualunque, tornando a ritroso nella lettura di un noi necessariamente differente, non ci appaia come una imperfezione descrittiva, una sintassi sghemba della propria personalità, e allora si deve leggere sempre aumentando le nostre capacità dialettiche, modificare e interrogare il sentire in maniera sempre più capillare, frammentare le passioni, le debolezze, frullare la fuliggine che ci ostacola il “vedere gli odori”, e divenire infine il burattinaio che muove i fili sulla pantomima dell’esistere.
Auguro a Michela di doversi sempre evolvere e ogni volta trovare e ritrovare se stessa, i colori e la mano che possano dar vita a questi piacevoli schizzi caleidoformi.
 

Irene Sparagna

Ideatrice fondatrice e presidente
Associazione Culturale Gennaro Sparagna
Scrittrice, poetessa, giornalista, critico letterario, editrice con la collana Edizioni Stravagario. Ideatrice e presidente di Premi Letterari Internazionali di Poesia e Narrativa, talent scout.
Direttore saggistica e critica Onlus Mecenate.


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 EDIZIONI STRAVAGARIO-ANTONIO SANGERVASIO-INUTILE TENTARE CON LE TISANE Riduci
Antonio Sangervasio è cresciuto nel suo redigere versi, forse non scrive in modo copioso, e in questo consta la sua destrezza.
 
Stanno/le gocce sospese/sulle anime aperte/
impenetrabili lontani desideri,/poi la sosta.
 
***
Centellina le emozioni, rendendo le figurazioni descrittive “catartico vestito poetico” …
 
Aperti dubbi nella mente,/ho un cuore di legno/
un cappello dorato/e un sogno di latta
 
***
Ogni scritto è un bozzetto che abilmente ha la maturità precipua di bruciare con ardore, o trottare come un puledro di razza, senza briglia, nel silenzio assoluto ossequioso della ricerca dei fonemi giusti, avvezzi all’uopo del suo empatizzare la vita.
 
Essere amato/è una pretesa alcalina/…/ e vibra nel solo rintocco di un pendolo,/è un velo che sfiora e porta brividi,/…
***
Leggendolo attentamente si salta plasticamente tra le fiamme che bruciano d’amore, così come tra gli impeti più vitrei della descrizione quasi volutamente necessariamente lontana: un’osservazione compassata della vita che gli vive parallelamente in totale simbiosi con i suoi amori primari; un colpo di coda che trattenga
a debita distanza ciò che lo surclassa arbitrariamente e che offusca il suo mansueto sentire; l’impeto inconsueto che possa intaccare le sue certezze, come una decadenza autunnale che spoglia rossi fogliami arborei.
Eppure anche in tale eventualità nello scorrere delle parole su viali di scricchiolanti boschi ombrosi, le sensazioni sanno far breccia anche nel sentire più sfuggente, nell’inverno di un cuore silente.
***
Il dolore/è una foschia/che aleggia e poggia/su una base di fango./Non basta/un soffio per/schiarire l'eterno./Tra i lembi di terra,/precipizi insulsi/emanano la luce/che porta la pace/e tutto il resto tace./Soffrire,/sapendo di assopire/la morsa che attanaglia/la nascita di ogni idea,/tremare di un freddo/che solo tu senti,/elemosinare/il rilascio dei nervi/e il diritto di non esistere./Il dolore spesso,/non ha tempo/e non ha un volto
da poter odiare.
***
Credo che dovrebbe sfrondare i suoi timori di giudizio universale; allontanare quella sensazione iniqua che lo fa ingiustificatamente sentire sempre sotto esame.
Sangervasio deve solo superare l’esame con la sua forte autocritica, lasciare che la sua dialettica descrittiva scivoli come acqua di cascata, fresca e limpida.
Perché a distanza di anni, e nonostante le sue mille esperienze di vita che un po’ lo hanno ammaccato (benché anagraficamente sia giovane) ha conservato negli occhi quel candore innocente, che ancora gli permette di non avere alcun sentore di “cataratta visiva”: quella patina che ci obnubila inconsapevolemente quando le esperienze di vita la fanno da padrona e ci mutano per forza di cose modo di vedere e sentire.
Per Sangervasio lo scrivere è necessaria catatonia che fa migrare l’anima in un continuo perdersi e ritrovarsi, a testimonianza che è dal caos che nasce l’ordine postumo dell’anima.
Esiste per lui la necessaria ricerca di ciò che lo sovrasta e che è palesemente necessario per andare avanti, lasciando per la via ciò che ci zavorra il vivere-sentire.
Voglio lasciare il lettore a crogiolarsi su questi versi, che seppur ritagliati da un poesia più lunga, potrebbero vivere benissimo così, avrebbero la capacità di incendiare lo zolfo, e il tempo esatto che la fiammella del cerino scaldi gli occhi a più certosina lettura.
 
…/E/sarà un sogno/questo sogno mio,/il cosmo è un pezzetto da raggiungere assieme,/il tempo un consenso/in fondo ad un accordo,/il caldo un incrocio di mani sfiorate./…
 
 
Irene Sparagna

Ideatrice fondatrice e presidente
Associazione Culturale Gennaro Sparagna
Scrittrice, poetessa, giornalista, critico letterario, editrice con la collana Edizioni Stravagario. Ideatrice e presidente di Premi Letterari Internazionali di Poesia e Narrativa, talent scout.
Direttore saggistica e critica Onlus Mecenate.


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 EDIZIONI STRAVAGARIO-GLORIA TOGNI-HAI UN MINUTO Riduci
Hai un minuto”, un libro, una serie di brevi racconti legati tra loro da un alone di delicato umorismo, racconti appaganti, paradossali ma realistici di una vita che a tratti rasenta encomiabili verità.
I dialoghi sono brevi,incisivi,botta e risposta tra chi attacca e chi si difende.
I racconti estrosi, di grande ilarità, nei quali Gloria Togni ricerca semplicemente l'equilibrio tra sogno e realtà, senza celare profonde chiavi metaforiche, senza riempire i fogli di pomposi termini spesso inappropriati, ma semplicemente rispettando quella che è la definizione pura di racconto umoristico, cioè un tipo di testo in cui la fantasia, scavalca la realtà sovvertendo la logica dei fatti, diviene fonte generosa di divertimento.
In esso è contenuto l'assurdo ed il finale quasi sempre a sorpresa.
Ecco quindi trovati all'interno del libro, dei racconti altamente esilaranti, come nel caso di un Babbo Natale, nel racconto oh oh oh ... Buon Natale, in "crisi di identità",d opo aver tenuto sulle gambe, quasi forzandolo, un bambino genio -laureato di otto anni che sovverte il rapporto babbo saggio-bambino che apprende.
Sarà il "bambino nanetto" a dimostrare di essere già uomo, di essere prodigio.
 
“Peccato che io abbia già pubblicato un libro sulle particelle intitolato I LAPTONI: utili o dannosi
alla riproduzione per scissione..)e il babbo maldestro che ironicamente chiede “ma che sei il figlio di Thor?...”
Nel racconto “La mensa dei poveri”, non ci si accontenta di “quel che passa il convento” ed il povero affamato si permette di far notare i suoi gusti alimentari peraltro difficili.
Le esaltazioni dell'effimero sono riscontrabili nel racconto Lista Di Nozze, mentre il divertentissimo Fermata d'autobus è l'assurdo dialogo tra 2 persone che aspettano il bus
 
“scusi è già passato il 12?”-
-Non lo so, sono appena arrivato anch'io
-Sa dirmi a che ora passa?No guardi,ma li c'è l'orario
-ci guarderebbe lei,non ho gli occhiali...”
 
Altra caratteristica determinante dei racconti dell'autrice è la ricerca del dialogo dell'assurdo, una scrittura quasi teatrale in perfetto stile George Bernard Show, con il sesso sullo sfondo scenografico.
Note di merito a tantissimi racconti veramente divertenti come La sfiga ci vede benissimo
 
“-vede dottore,credo di dovere sistemare la vista
-beh,sono oculista,che sintoomi ha?
-a dire il vero nessuno.
-Come nessuno?
...allora non capisco in cosa posso esserla utile
-ecco vede,tutti mi dicono che sono cieco....”
 
In questo racconto c'è il superlativo monologo di "Eros" il Dio dell'amore, scritto con una maestria esemplare e una sintassi pura, naturale.
 
“.... sono in giro per i fatti miei, bello contento, no? Mi sto godendo una bella giornata di sole quando  ad un tratto sento il pensiero della ragazza che mi passa accanto che dice
“Ah, se solo il mio capufficio si accorgesse che esisto... Se solo mi amasse!”
E io, che sono preciso e ligio al dovere, a desiderio rispondo.
Seguo la donzelletta fin nel suo ufficio, la vedo sdilinquirsi davanti al capufficio, recupero arco e frecce e colpisco.
Il capufficio finalmente si accorge della ragazza e dopo un minimo scambio di convenevoli e
battutine di basso cabaret la invita ad uscire. I due escono, passano una bella serata”]
 
Questa raccolta è ineluttabilmente fascinosa, unitaria nei temi, nei dialoghi, nel linguaggio, è semplicemente dinamica nell'arco temporale che la pecorre, come se fosse ininterrotta, con chiare e lucide meditazioni morali ed esistenziali, evidentemente rivolte ad umoristiche, geniali, intuizioni.
 
 
Antonio Sangervasio (poeta-scrittore-critico).
 
Irene Sparagna

Ideatrice fondatrice e presidente
Associazione Culturale Gennaro Sparagna
Scrittrice, poetessa, giornalista, critico letterario,editrice con la collana Edizioni Stravagario. 
Ideatrice e presidente di Premi Letterari Internazionali di Poesia e Narrativa, talent scout.
Direttore saggistica e critica Onlus Mecenate.

 

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 EDIZIONI STRAVAGARIO-MARIA FUMAROLO -UN GRIDO SENZA TEMPO - I LIBRI DEI PREMI Riduci

 

Maria Fumarolo, si presenta con una silloge non corposa dal punto di vista quantitativo, ma sicuramente è facile perdersi nei meandri della sua formazione descrittiva, quel lasciar trapelare dalle righe sensazioni sicuramente più vivide che le parole non riescono a calibrare con il giusto suono.
Spesso sono le parole stesse a tarpare vocalità del cuore, eppure la Fumarolo riesce ugualmente a farci vivere tra i versi, tra gli spazi che abilmente temporizzano il respiro già pronto a rincorrere l’altro capoverso per unirsi nel girotondo emotivo del suo mondo.
 
Tra le sue letture appassionate non mancano influenze di Neruda e Baudelaire (come ha già evidenziato il Prof .Mario Conti - Presidente del Premio Culturale Firenze - Europa) poeti che fanno della sensualità poetica la loro arma tagliente, il loro dictat evocativo e descrittivo.
Nella Fumarolo infatti la fa da padrone l’uso dell’immagine, la capacità di riempire e saziare lo spazio affamato dell’anima.
 
“… / afferro / tra le dita / lembi di vita.”
 
“ … / cerco parole / per dire / silenzi”
 
“… / l’uomo mercante di bugie / soffoca l’abbraccio della vita.”
 
“… / raggi di sole / illuminano / presagi / d’eternità.”
 
“… / danzo / sulla terra / la mia vita / di ogni giorno.”
 
“… / ho rubato / al tempo / carezze d’amore.”
 
Lascio che il lettore colga tutto questo, perché è nel silenzio che riesce a spiccare il volo la voce dell’anima, che le emozioni riescono a prender corpo per inscenare la giusta forma teatrale di cui abbisogna la poesia.
 
 
Irene Sparagna
(scrittrice - poetessa - critica letteraria)
Presidente del Premio “Ali di Aliante”
Presidente dell’Ass.ne Culturale Gennaro Sparagna
 

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 EDIZIONI STRAVAGARIO-FIORELLA BRASILI-ALLA RICERCA DEL DIALETTO PERDUTO E NON SOLO Riduci
Fiorella Brasili, si presenta al pubblico, portando un libretto di facile lettura, non volendo sminuire con questa definizione il suo lavoro.
Per “facile lettura” intendo qualcosa che scorre leggera agli occhi del lettore, con la facilità di chi per anni ha insegnato e ha fatto della parola la consuetudine della trasmissione orale della propria conoscenza.
Ho conosciuto l’autrice un po’ di tempo fa, ha partecipato ad un mio concorso letterario “Ali di aliante” con le sue poesie.
Ecco, appunto le sue poesie, non rispecchiano certo i canoni della metrica, come oramai accettata consuetudine dei tempi moderni… non inseguendo la rima, o l’alternarsi di paroloni e arzigogolamenti letterari, ma forse essendo diretta e raggiungendo con minor tempo il lettore.
Parla di emozioni semplici che forse a volte escludiamo troppo presi dalle problematiche della vita di tutti i giorni, e che pure sono cornice sbiadita di ognuno di noi, vuoi per memoria vuoi per vissuto reale: la riscoperta della memoria in “Memorie di Cisterna” …
<…quanno scoppiò la guera, /ero na pacchiana che sognava/…>
O quando parla della nonna in “A nonnema” … <nce se po’ scordà/  de “Bertina la fornara”/…>
Per poi passare all’osservazione di chi ci circonda nella vita quotidiana e la scelta ricade sul gatto, sul cane, sul somaro, descrizioni gioiose, e non meno reali di tante esplorazioni che ci spingono a scrivere e scavare alla ricerca delle parole per fissare un quadretto.
Fiorella Brasili non ha la pretesa di parlare il dialetto effettivo cisternese, lei è “Alla ricerca del dialetto perduto e non solo” e lo fa con la silenziosità di chi muove i suoi passi con cautela,  per non disturbare, ma con la convinzione di chi ha qualcosa da dire … ai posteri lasciamo il sapore di confermare quanto sia riuscita in questo suo progetto, e chissà magari ne seguiranno altri.
La Brasili non è neofita dello scrivere, ha dato alle stampe altri libretti di narrativa:
“Il dono di Giulia”
“L’albero delle ciliegie”
“Il particolare diario di Agostino”
“Roccaserena”
Nella seconda parte del libercolo seguono un breve racconto “Un piacevole ritorno” e “La leggenda della nascita di Cisterna”…
Che dire… finché ci saranno persone che avranno voglia di conservare e riscoprire la tradizione, avremo la certezza di non tagliare i ponti col nostro passato recente…
 
Irene Sparagna
(scrittrice - poetessa)
Associazione Culturale Gennaro Sparagna
www.memorialsparagna.com

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