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Pubblicazioni di Irene Sparagna
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versi nati per caso, come mi capita in quest'ultimo periodo, pulsioni che mi ronzano dentro,uno sciame che a volte riesce ad essere piacevole miele per l'anima.

Poesie
Emozioni nate quasi per caso o per gioco, quando la vita riprende a correre su binari inusitati o forse solo momentaneamente abbandonati. Eppure sono finestre sul mondo che prima o poi verranno riaperte, e allora l’aria filtrando purifica i pensieri .
2 racconti brevi, scritti quando i miei sogni volavano ancora con le ali dell´innocenza...era il secolo scorso...continuo ancora a sognare, ho cambiato solo mezzo di volo ...

una breve recensione sul libro di Jane Austen, senza pretese, una mia impressione...

quello che ero nel 2005, emozioni fermate al tempo...

semplicemente io...per sentire ... per farmi sentire ...

il groviglio dei pensieri ...non credo di essere riuscita a dipanarlo ... ma forse... non ho mai voluto che accadesse... e continuo a scrivere cercando il modo...

poesie nate in viaggio, sguardi afoni a volte, voci cieche a volte, eppure memorie ...

raccolta di poesie, scritte nel 2007. una parte di me...

raccolta di poesie, scritte nel 2006. una parte di me...

storie piccine scritte pensando a mio figlio, e ai bambini, perchè loro sono il nostro futuro sorriso sul mondo!

poesie e sensazioni laddove la sabbia dorata scalda lo sguardo e lo scrivere ...

Mauritius ... poesie ed emozioni ...
poesie ed emozioni che mi hanno legato a questa terra, l´amo profondamente per i colori e gli odori per i colori e per la gente, decisamente anni luce + avanti nel saper convivere con moltissime religioni...un consiglio andateci!!!
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DICONO DI ME ...
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8 aprile 2010 - Irene Sparagna "Richiami" Edizioni GDS
“Tra le dita/ scorrono le sfumature/con parole salmastri/istori gli abissi/con l’anima solchi la vita/sul solitario veliero” sono i versi di una tra le poesie dell’ultimo libro di Irene Sparagna, “Richiami” ed. GDS.
In questa nuova raccolta poetica prendono vita le emozioni di una scrittrice che si racconta in modo pulito, originale, consentendo al lettore quasi un’indagine riflessiva.
In un’atmosfera intima e singolare l’autrice ci consente di guardare con occhi attenti gli eventi della vita, di definire i sapori e i colori dell’anima, ci lascia meditare ed entrare con saggezza tra i segreti di una sensibile figura di donna.
Non delude mai la lirica di Irene, ogni verso racchiude una solidità espressiva che penetra senza confini. Con un andamento sciolto si delinano sin dall’inizio dipinti introspettivi precisi, metafore nutrite di aggettivazioni che si accavallano a gradazione di un lessico moderno e decisamente affascinante, “Ancora gingillo il pensiero/il peculiare sfarfallio/nel piccolo mondo/ eri un respiro frangibile/che incalzava il mio.”
Nel ripercorrere alcuni versi emerge con quanta attenzione la Sparagna vuole affidarci l’unicità delle sue percezioni, il suo estro è un continuo evolversi di stili e stati d’animo.
Fare poesia per Irene è una sorta di vocazione a cui l’autrice non può rinunciare.
La sua scrittura connota un irrefrenabile bisogno di mettere in relazione le parole con i tanti aspetti della mente e del cuore, ne è esempio il tratto:”Mi sfamo di sguardi/scatti fulminei di iride/su parole difficili da comprendere”.
La brevità dei componimenti snoda umane esperienze, scava in profondità nei luoghi emozionali, regala nettare per abbandonarci ai tanti “richiami” della vita.
Interpretare le traiettorie di ogni verso tra suoni e significati è il compito che la Sparagna ci affida per farci incontrare il suo mondo.
Questo libro conferma quanto sia forte e limpido in Irene l’amore per la poesia.
La raccolta merita di essere apprezzata per lo stile convincente ed il lirismo intellettuale che indubbiamente costituiscono la bellezza di tutta l’opera.
Michela Zanarella

26 novembre 2009 - Irene Sparagna "Richiami" Edizioni GDS

Una voce forte quella di Irene, che rompe le banalità, l'uniformità delle cose, delle parole.
Una tensione che prevale il mondo finito nel quale l'uomo comune esaurisce le sue risorse.
La sensazione di solitudine alberga, ma non è latente ne dirompente, è solamente meditata, sospirata.
Una raccolta di poesie non banali, "tipicamente esclusive" nel repertorio di originalità della Sparagna, autrice attenta osservatrice della realtà.
La sua originalità consiste prevalentemente in un equilibrio mirato ,nonostante situazioni nella vita a volte avverse, creando una lirica pacata, avvolta da un contenitore che la fa resistere agli urti di una vita "viva".
Ogni verso non è rassegnazione, mai, è semmai figurazione imprevedibile di squisita intensità emotiva.
Le liriche partono dal basso fino ad arrivare in alto, alle orecchie di ascoltatori attenti, una dimostrazione di umiltà sintomo di grande personalità interiore.
La Sparagna si pone al centro, da un posto di osservazione ammirevole, dove si mette comunque e sempre in discussione, ma dove, conscia della propria forza reattiva e analitica, si colloca decisa nel proprio riflettere.
“..Ad indugiare .......sullo sfolgorio esistenziale”
La composizione inoltre, affascina per la ricerca raffinata del suono della parola, quasi a recensire nuovi termini e nuove musiche.
“Ancora gingillo il pensiero
Il peculiare sfarfallio
Nel piccolo mondo
Eri un respiro frangibile
Che incalzava il mio.”
Un fatto è certo:
Irene Sparagna non puo' vivere senza poesia,è una sorta di seconda pelle,una armatura medievale che schermisce,una cordialità contagiosa alla faccia di un mondo ,a volte , in contrasto con la sua voglia di dare amore:
“Ho addottrinato
La via per raggiungerti
tra assenze di rumori
Ho assimilato
Come elargire sorrisi
Ho imparato
Ad attenderti
Nella spensieratezza ghermita
Quando le emozioni
necessitavano ancora
di cospargere la mia età
Di estasiati fiori.”
La scelta dell'autrice di non mettere titoli sulle proprie strofe liriche, manifesta la vera e propria capacità essenzialistica della sua parola.
Ricevere un incarico cosi' impegnativo come presentare il libro RICHIAMI di Irene Sparagna, mi ha molto lusingato ed orgogliosamente ho accettato di analizzare questo suo mondo cosi onirico e realistico, pieno di phatos e calma interiore, anche quando a volte si rischia di crollare.
Ancora una volta la Sparagna non ha deluso, le sue sono liriche universali, da mettere i brividi addosso.
Antonio Sangervasio

3 luglio 2009 - Irene Sparagna "Versi Romani" Edizioni Stravagario

In Versi Romani il linguaggio poetico di Irene Sparagna diviene simbolico, criptico e esoterico e il linguaggio è semplice, essenziale, scarno, finalizzato al trattamento diretto della cosa senza divagazioni e mezzi termini. L'interesse si sposta sul verso libero e sulla sperimentazione ritmica e metrica: l'adozione del verso libero rende la poesia intessuta di assonanze e allitterazioni- La poetessa usa il correlativo oggettivo, tecnica che propone la rappresentazione iconica di una serie di oggetti, di una situazione, di una catena di eventi che sono la formula di quella sua emozione, in modo che, quando siano dati i fatti esterni, che devono condurre ad un’esperienza sensibile, venga immediatamente evocata l’emozione. L’immagine evocata dalla poetessa è l’equivalente emotivo del pensiero. L’immagine è tutta rivolta all’oggetto, a un luogo, a una situazione o a una serie di eventi, al quale l’autrice associa un’emozione, uno stato d’animo, un ricordo, in modo che l’evocazione di quell’oggetto richiami quello stato d’animo.
È un semaforo verde
Che ci fa attraversare la strada
Sulle pagine lasciate
al vecchio incrocio
Ho datato riflessioni
Riposto supinamente fermi immagine
Raminghe sensazioni
Incolti attimi del mio esistere.
Ascolto i sibili dell’anima
Mi tuffo in quel mare
Procace d’abbandono
Adottando questo procedimento la poetessa si dedica alla precisione nella formulazione dell’immagine, evitando ogni indeterminatezza impressionistica della parola. Detto in parole più povere è una parte di una lirica, in cui si registra un sovraffollarsi ed un sovrapporsi di oggetti. Ad esempio Tra le labbra/Smozzicavo un sorriso/Ruvido barlume di forza/E con cipiglio/Faceva apparire/Soldati dentati d’avorio oppure Elaborai sogni/Mentre pensieri/Impastati di sole/Aranciato di tramonto/ripiegavano alle ore/Del diniego. Una freschezza di versificazione ed un fraseggio dai toni a volte minimalisti e forse, per questo, universali. Poesia mormorata, poesia raccontata, che unisce la malinconia ad una ricerca logico-ontologica quasi inconscia (Ho dentro la mappa/Delle strade percorse/Smarrimenti e istruzioni/Appartenenze e dissipazioni/Di diottrie vitali/Identità funambole/Su geografie scandite) di un angolo di purezza, di tregua dal sovraffollarsi di immagini e di ricordi:
Cercavo fiori sulla via
Il passo degli occhi
Correva sullo scorrere
Trasparente e vitreo
Sulle ore ammiccanti
Dei rinascita.
Enjembement, sinestesie che si rincorrono nel verso, che restano sospese come goccie di rugiada, come aliti di memorie
Insistono a rintoccare l’uscio
Memorie vestite di nuovo
Tintinnanti come nenie natalizie
La vita filtra
Tra globi sottili di vetro.
La voce dell’artista canta la vita, alternando momenti di grande lirismo e compostezza a momenti di grande intensità e di denuncia prometeica della condizione umana:
La vita afferra e sbrana le ore
Eppure soffocano
Come fili d’erba tra il cemento
Sensazioni balbettanti
Silenzi espressi da parole accanto a flauti di sorrisi……Le luci delle rimembranze sono soffuse, i colori del ricordo tenui e discreti.. un vero leit-motiv di melanconici suoni e di spente armonie:
Per un po’
Nelle ore romane
Ho ricomprato il sorriso
E le risonanze di un tempo
Quasi immemore
…
Ero bambina
a proteggere te
Briciola d’uomo
Che si plasma al vivere
…
Sulla “giostra”
Aprimmo vocali sonanti
Di arrotondato stupore.
In Versi Romani Irene Sparagna rivive la magia del ricordo, la malinconia della rimembranza, il grigiore della disparizione: il ricordo è dunque filo conduttore di questi versi, che esso sia dolore, noia o consolazione …i riflessi le parole della raccolta si susseguono come in un’eco di tenui magie, che permettono di far rivivere memorie e persone del passato in un presente astorico e circolare:
NONNA
Ti immagino acquattata
Sul fondo impagliato
D’antica sedia
Sgranare il rosario dei giorni
Lì fuori l’uscio
Caldo di canicola
e vita andata
Tra le rughe polverose
Che percorrono l’arroccato paese
I pensieri impigliati
Tra argentati fili sottili sul capo
E le emozioni telaio
Ai tuoi vividi occhi.
Prof. Massimiliano Badiali

22 giugno 2009 - Irene Sparagna "Versi Aretini" Edizioni Stravagario

Corte, brevi, sferiche, le poesie della nuova raccolta di poesia VERSI ARETINI di Irene Sparagna, hanno la conformazione circolare e dolce di una goccia che appare essere contemporaneamente gioia-dolore e delicati ricordi. E' un dialogo perennemente aperto al mondo, in attesa di risposte celate. E' un verso narratore, un verso schietto, diretto al cuore, alla mente.
E' una poesia in continuo evolversi ove le sensazioni emergono visive:
È un fazzoletto/Di pensieri ripiegati/
Il ricordo dei tuoi/Profondi occhi/…
Una silloge questa nata così per caso, tra un viaggio in treno ed una pioggia di gocce di ricordi e nuove speranze, nelle cartoline a colori di un'Arezzo da sentire dentro:
Ignari i passanti/Percorrono il tuo festoso/Mistero sul tempo/....
In questo migrare d'immagini la Sparagna ha come alleata la sua penna che le consegna la certezza di un verso travolgente impresso perennemente sul foglio.
Perché ogni verso è imprevedibile, inatteso, quasi inaspettato ma risulta sempre gradevole ed al posto giusto:
Ali euforiche tra cirri/Veloci e cerulei/Rotolano la corsa/Del vento
Il presente ed il passato dunque si intersecano e sono divisi da un confine delicato come la sottile linea d'ombra di Joseph Conrad, in essa si nasconde la paura dell'esistere ma anche l'opposizione al destino:
Tra leggerezze e colori/Pacatamente esisto!
L'intercedere dei ricordi rende questa linea sempre più scolorita, tende a cancellare il persistere dei momenti belli, ma la forza interiore emerge in tutta la sua potenza, consegnando ai versi la loro bellezza evocativa dei paesaggi, i puri sentimenti delle dediche, l'arte e le forme espressive delle allegorie e delle metafore.
Un taciturno pensiero/Picchietta l’anima/Come pioggia battente/...
***
Accarezzo un sogno/Che imbastisce di vertigine/Un domani di seta/…
Quello che sembrava un mondo distratto risulta essere un mondo con occhi vigili, svegli nella notte, fissi nella nebbia, che fanno a meno del riposo meritato, perché intendono osservare oltre, all'interno delle anime.
Riesce, la Sparagna, a sbrogliare una incredibile matassa, quelle delle false illusioni e lo fa con una determinazione sbalorditiva con versi fluidi che occultano l'immobilismo delle idee.
Ancora una ineccepibile dimostrazione di poesia pura, quella di Irene Sparagna che ha dimostrato nuovamente (qualora ce ne fosse bisogno), di catturare i suoi "istanti magici" e rappresentarli sotto forma di leggiadri versi.
Antonio Sangervasio
(poeta, scrittore, critico letterario)

21 giugno 2009 Irene Sparagna "VERSI ARETINI" - Edizioni Stravagario
Carissima Irene.
Bellissimi i tuoi versi aretini.
Uno dopo l'altro fanno vivere immagini da favola che portano lontano dalla realtà quotidiana e dal mondo caotico e arido che ci circonda.
Si fanno strada con dolce voce entrando nel cuore e nel pensiero di chi si sofferma ad ascoltare.Inimitabile la loro musicalità che trasporta sulle sue note facendo danzare fantasie e pensieri di chi legge ascoltando.
Sono la fresca brezza mattutina che spira da un cuore ancora innocente, per certi aspetti,che si meraviglia al bello offerto,improvviso,dalla vita e ne conserva, avidamente, il ricordo.
Versi che sono acquerelli dipinti nell'aria e trasformano,con delicati colori appena accennati,il panorama dei sentimenti nascosti nel profondo del nostro essere che tu,con ingengenua spontaneità,vai a solleticare.
Brava e complimenti,la tua poetica è semplice e toccante,linguaggio aperto a tutti,come deve essere la vera poesia.
(Umberta Ortelli) poetessa

IRENE SPARAGNA

OSPITE D'ONORE MECENATE
LETTERATO MECENATE 2009 - 7' CONCORSO MECENATE

Irene Sparagna premiata come Personaggio Mecenate 2009 dal Presidente Onlus Mecenate prof. Massimiliano Badiali
IRENE SPARAGNA: BIOGRAFIA
Irene Sparagna è Creatrice dell’Associazione Culturale Gennaro Sparagna Onlus e presidente della stessa. Creatrice di premi internazionali di narrativa e poesia: Premio Internazionale di poesia Memorial Gennaro Sparagna. Premio internazionale di narrativa “Abicizeta” Premio internazionale di poesia “Ali di aliante” Premio internazionale di narrativa “Le voci dentro” Premio internazionale inediti “Edizioni Stravagario” per la scoperta di nuove voci da pubblicare a cura dell’associazione stessa. Membro di giuria in premi letterari nazionali e internazionali di poesia e narrativa.
Ideatrice Creatrice e editrice della Collana Letteraria “Stravagario Emozionale”. Creatrice e direttore del bollettino informativo “Stravagario Emozionale”. Co-fondatrice , poeta e critico letterario del Labirintismo (www.labirintismo.it). Prima classificata in più di cento premi a carattere nazionale ed internazionale. Più di cento i secondi e i terzi posti.
Ha pubblicato vari libri di poesie e narrativa come: Versi sparsi” Montedit editore ( libro premio) , Racconti” (narrativa) “Frammenti di viaggio”(poesia) “Per sentire con il cuore” (poesia) “Il viaggio” (narrativa) “Venezia – sensazioni lagunari” (poesia) “Poesie “ (poesie) (Edizioni Stravagario) 2007 “Emozioni del mio tempo” (poesia ) versione audio cd .
IRENE SPARAGNA O LA MELICA ICASTICITA' DEL VERSO
COMMENTO CRITICO DI MASSIMILIANO BADIALI
Il ricordo del padre Gennaro Sparagna, alla cui memoria è dedicata l’Associazione che Irene Sparagna presiede, è perennemente e inesorabilmente presente nella memoria della poetessa, quasi come se questo evento tragico fosse il punto di risalita e di partenza, il grado zero di scrittura poetica:
A MIO PADRE
Volgo lo sguardo indietro
i pensieri corrono a te,
spesso credo nella tua tangibilità
le mani carezzano ancora
e ancora instancabili
i luoghi dove aleggia
rarefatto il tuo passaggio.
Sei ombre
che nelle ore giovanili
del nuovo mattino
evocano magiche carezze,
un miracolo che fugge
temendo la luce.
Ho inciso nel cuore
il calore di un sorriso
e scopro quanto è capace di ferire
la voglia di te
e l’ingombrante e muta assenza.
Da sbiadite foto
rinfresco i tuoi lineamenti,
il tuo guardarmi profondo.
Come un’alcolista di vita
ingollo smarrimenti giornalieri,
domani sarà un rantolo di cuore
a lenire i chiaroscuri
delle nostre lontananze.
Irene Sparagna scrive poesia di animo e interiorità squisitatamente femminea. È sotto gli occhi di tutti un fenomeno che merita qualche riflessione: sfogliando una qualsiasi storia della letteratura italiana, è evidente la scarsa presenza delle voci femminili. Qualche motivo deve esserci dal momento che i testi maschili vengono inseriti in un percorso scandito da notazioni filosofico-scientifiche e riconosciuti per le loro precipue originalità stilistiche. Nella poesia femminile è effettivamente relegata in secondo piano la necessità di una comprensione logico-ontologica del mondo : la poesia di Irene Sparagna è poesia di cuore femminile, è gineceo melico del suo dislocamento rispetto a un centro agognato, o percepito, o di una solitudine che pesa, o della percezione di sé come alterità, tanto che lo spazio di sé è avvertito come chiuso, una prigione da cui bisognerà prima o poi uscire, per amare. Nella poesia di Irene Sparagna è molto sviluppato il filone della poesia come memoria, che attraverso una sorta di anamnesi cerca di verificare la beatitudine di un prima, il trauma di una rottura e l’inizio di un processo che vede la finzione come forma sostitutiva di un’identità perduta. Si tende non alla ricerca, maschile, della verità, ma dell’invenzione di luoghi o di situazioni di riscatto. Irene offre un'immagine semplice, ma appassionata dei propri sentimenti, equilibrata ma coinvolgente, dove l'amore ha un ruolo da protagonista con tutta una serie di immagini psicologiche e in cui il ricordo e l'analisi delle emozioni passate ne suscita nuove altrettanto forti. La poesia indaga sulle emozioni provate da una persona innamorata della vita, sulla memoria che diviene silenzio e assenza di restituzione:
ORA HO
Ora ho memorie confuse
di ciò che mi narravi
Hai seminato voci calde
ma spesso rastrello
bigi silenzi.
Nella prefazione di” Venezia Sensazioni lagunari” del Luglio 2004, la poetessa stessa scrive: “Amo le calli e i segreti di questa città sensuale. Prime luci del giorno, calli deserte, sulla strada incrocio solo pochi passanti assonnati e infreddoliti, l’umidità della notte pian piano si dilegua. Poi un’esplosione di voci, l’odore di mare che ti penetra nei polmoni e nella testa, braccia nude di uomini in stivaloni di plastica, colori abbaglianti. Venezia per me ha un non so che di femminile: è morbida, avvolgente, dai confini sfumati, in cui mare e cielo ti abbracciano”.
E TUTTO INTORNO
E tutto intorno
ancora la laguna
si appisola nella sua
camicia di nebbia
e tra pizzi e trine
i pensieri si accoccolano
L'amore che percorre queste poesie di Irene Sparagna è spesso taciuto, sussurrato, appena nominato, difeso con pudore. Una melica che canta la passione e la disillusione, l'innamoramento e l'affetto quotidiano, In poesie che toccano talora suggestive intensità di immagini, come in CON AMPI (Con ampi discorsi/ accompagnavi/la mia trasvolata…/Chiederei di ribagnarmi/nel tuo litorale di vita). Amori corrisposti o non ricambiati, col condizionale e il futuro o la riposante certezza dell'indicativo, avvolti da scenari INTIMI, profumati d'estate e di pioggia. Anche le stelle “stanno a guardare” le liriche della poetessa, quasi parole che rischiarano i pensieri ombrosi. Echi musicali e pittorici impreziosiscono l'espressione amorosa, che tocca pure le corde della nostalgia, dell'abbandono, del desiderio come nella poesia
QUANDO I TUOI OCCHI
Quando i tuoi occhi
empiono le mie vastità
mentre al calar del sole
guardo i tramonti
nulla può tacitare
la felicità nel suo vociare.
oppure in
AL DI LA’
Al di là
dei tuoi occhi
amo guardare
e al rientro
nel tuo sguardo
sentirmi dentro di noi
o della ricerca intima come in
NELLE PIEGHE
Nelle pieghe
della vita
in angoli acquattati
ricerco le armonie
del mio universo.
In silenzio allora, con tenacia umile, sa tessere di nuovo trame che erano sfilate, nella speranza espressa in
AVREI
Avrei bisogno
di dialogare con te
la necessità è millesimale apnea
per questo cuore sdrucito…
rincorrerò ancora
un languido stupore
per donartelo il dì
dell’abbraccio.
La poesia della Sparagna è poesia pura: è melica ermetica, criptica, esoterica, è poesia intima che scevera i meandri più intimamente reconditi dell’anima e del cuore.
LE POESIE
Le poesie
sono gocce sospese
nell’aria,
ramoscelli spezzati
in balia del vento
…
Pensieri di bimbi
che corrono
in cielo.
Non sono nostre
sono tesori di tutti.
…
Puoi vederle passare
al mattino
e afferrarle la sera.
E’ poesia che si libbra nell’immaginazione: ed è melica della stessa sostanza dei sogni.
HO UN SOGNO
Ho un sogno
un sogno racchiuso in una lacrima
calda come le tue labbra
trasparente
come il tuo viso
senza volto
…
Sei grandine
di pensieri
…
Uragano fra le nuvole
tempesta della mia anima
…
Fra i cirri che solcano il cielo
e le nuvole che giocano
a rimpiattino
penso al mio sogno
penso di incontrarti
…
Toccarti.
Quella di Irene Sparagna è una poesia da leggere e assaporare nella genuinità dell’ispirazione, che, lontana da ogni virtuosismo e costruzione metrica, adotta il verso libero per restituire la freschezza e l’immediatezza in melica della percezione interiore. Per questo, la poetessa usa il correlativo oggettivo, tecnica che propone la rappresentazione iconica di una serie di oggetti, di una situazione, di una catena di eventi che sono la formula di quella sua emozione, in modo che, quando siano dati i fatti esterni, che devono condurre ad un’esperienza sensibile, venga immediatamente evocata l’emozione. L’immagine evocata dalla poetessa è l’equivalente emotivo del pensiero. L’immagine è tutta rivolta all’oggetto, a un luogo, a una situazione o a una serie di eventi, al quale l’autrice associa un’emozione, uno stato d’animo, un ricordo, in modo che l’evocazione di quell’oggetto richiami quello stato d’animo. Adottando questo procedimento la poetessa si dedica alla precisione nella formulazione dell’immagine, evitando ogni indeterminatezza impressionistica della parola. Detto in parole più povere è una parte di una lirica, in cui si registra un sovraffollarsi ed un sovrapporsi di oggetti. Ad esempio in LASCIAMI VIVERE le illusioni divengono “Figlie del vento” che “bagnano i palmi delle sue mani/aperti verso l’immenso, /scivolano incanalate tra le rughe/della pelle./ Un istante,/ per arrivare anziani/davanti alla scala del tempo/e come in un quadro impressionista,/scomparire,/tra le pennellate confuse/di un esperto pittore,/su una tela/ancora bianca) o in RUOTO dove la memoria è in preda della fuga temporis, è tabula rasa del passato:
Ruoto come farfalla
alla luce del lampione
calore di un vecchio approdo
una eco di tempo sicuro
risuonano di rintocchi
le geometrie di memorie perdute.
Oppure le emozioni che divengono : “carezze leggere/ per un cuore/ che non è mai sazio/ di dare e ricevere”(poesia EMOZIONI) o le memorie che “Sono barche/Nel porto del cuore/Le tenaci/Memorie ancorate” (poesia MEMORIE). Irene Sparagna scrive poesia della poesia, come un momento di riflessione che, dall’esperienza di dolore da cui nasce, si stacca per dire del proprio mistero e della propria felicità. La malinconia si staglia sulla geometria interiore e diviene ombra di tedio e minaccia di dubbio e perplessità.
E SI FA ANCORA SERA
E si fa ancora sera
nei reconditi angoli del cuore
una malinconia lampeggia
come un neon tra i pensieri
la notte sarà compagna
tra i silenzi che si specchiano
nel riflesso dell’anima
nella perplessità
di nuove sensazioni
attendo la vita.
E’ un’autoanalisi inconscia, che racconta l’approdo onirico a un eldorado dalla porte d’avorio.
SONO
Sono un piccola piuma
che piroetta nell'aria
disegna e pennella
i suoi sogni
e gorgheggia la sua emozione
che diventerà l'esplosione
di ciò che ho dentro.
La poetessa vi appare come colei che sa raggiungere il porto dell’ essere e della memoria, e ne torna con un tesoro di canti da comunicare e da diffondere.
Parlo alla prima stella nel cielo
Nella sera è un fluttuare di emozioni
Che recitano il loro divenire
La poesia per Irene è la consapevolezza di quel bene desiderato e toccato, di quel segreto raggiunto e tuttavia perduto, è la speranza e la promessa di ulteriore consolazione.
Racconterò anche ai sassi
delle mie perle di cuore
userò parole
prive d’avarizia
e farò di ogni
occasione smunta
vita che gronda
il fuoco dei miei secoli.
Prof. Massimiliano Badiali Presedente Onlus Mecenate
PREMIAZIONE 14 GIUGNO 2009 Ore 14,30 SALA DEL CONSIGLIO COMUNALE DI AREZZO PATROCINIO PRESIDENZA DEL CONSIGLIO COMUNALE

Ospiti d'onore da sinistra Mauro Montacchiesi Poesia Labirintista, Massimiliano Badiali Presidente Onlus Mecenate e Labirintismo, Gabriele il più piccolo Poeta Mecenate-Labirintista, Irene Sparagna Ospite d'Onore Mecenate, Presidente Associazione Culturale Gennaro Sparagna

LA CHIMERA
IL PREMIO CONFERITO AGLI OSPITI D'ONORE
Chimera
Suo padre fu Tifone, il cui corpo gigantesco culminava in cento teste di drago. Giace relegato sotto una delle isole vulcaniche della nostra terra (Ischia o la Sicilia), ancora fremente della rabbia che lo porto' un giorno lontano a sfidare gli dei, a cacciarli dall'Olimpo ed a ferire Zeus.
Sua madre fu Echidna, la vipera, per meta' donna bellissima e per meta' orribile serpente maculato. Viveva in un antro delle terre di Lidia, cibandosi della carne degli sventurati viaggiatori.
Chimera e' solo uno degli esseri mostruosi generati da Tifone ed Echidna. Suoi fratelli furono Cerbero, cane infernale dalle tre teste, la famosa Idra uccisa da Eracle, e Ortro feroce cane a due teste guardiano delle mandrie del gigante Gerione.
Chimera e' la personificazione della Tempesta, la sua voce e' il tuono.
Molte e diverse sono le rappresentazioni iconografiche del mostro leggendario. Probabilmente ad Esiodo (Teogonia) si ispiro' l'artista che la raffiguro' a Cerveteri con tre teste frontali, le cui due laterali di leone e di drago e la centrale di capra. All'Iliade invece sembra ispirato l'artefice della Chimera di Arezzo, leone davanti, capra sul dorso e serpente dietro.
"Khimaira"
Chimera prende il nome dalla caratteristica che la diversifica dai genitori, la testa di capra infatti non trova riscontro ne' in Tifone ne' in Echidna e ne diviene cosi' tratto peculiare. "Infatti Chimera, in greco Khimaira, significa capra". E "la capra e' ...il piu' selvatico tra i domestici e il piu' domestico tra gli animali selvatici." Ed e' in quest'ottica che si indicano tre significati simboleggiati da Chimera: il leone e' la forza, il calore e quindi l'estate; il serpente e' la terra, l'oscurita' e quindi l'inverno, la vecchiaia; la capra e' il passaggio, la transizione e quindi autunno e primavera. E sempre in quest'ottica si legge la dedica a Tinia, il mutevole Giove etrusco, iscritta sulla zampa anteriore destra della Chimera. "Non sia da meravigliarsi quindi che al sommo dio degli etruschi, principio cangiante di ogni cosa, venisse dedicata la multiaspetto velocissima Chimera".
"Lion la testa, il petto capra, e drago la coda;
e dalla bocca orrende vampe vomitava di foco ...
(Iliade, VI, 223-225 trad.V.Monti)
Il mito di Chimera
Chimera fu allevata dal re Amissodore e per lunghi anni terrorizzo' le coste dell' attuale Turchia, seminando distruzioni e pestilenze. Fu Bellerofonte, eroe da molti ritenuto figlio del dio Poseidone, a fermare le scorribande del mitico mostro. Con l'aiuto di Pegaso Bellerofonte riusci a sconfiggere Chimera con le sue stesse, terribili, armi, infatti "...non c'era freccia o lancia che avrebbe presto potuto ucciderla." Allora Bellerofonte immerse la punta del giavellotto nelle fauci della belva, il fuoco che ne usciva sciolse il piombo che uccise l'animale. Come gia' aveva fatto Perseo con Medusa, anche Bellerofonte abilmente seppe sconfiggere la creatura facendo si' che la sua forza si ritorcesse contro di lei.
La Chimera d'Arezzo
Capolavoro in bronzo della scultura etrusca (V-IV sec.a.C.). Fu scoperta nel 1553 nelle campagne di Arezzo e restaurata da Benvenuto Cellini, fu conservata per un periodo in Palazzo Vecchio dove Cosimo I dei Medici la volle accanto al proprio trono, fu poi spostata nella villa medicea di Castello perche' la sua presenza in Palazzo Vecchio era ritenuta funesta. L'originale e' adesso conservato al Museo Archeologico di Firenze mentre sono visibili due copie bronzee leggermente piu' grandi, collocate nella prima meta' di questo secolo ad ornare le due fontane in piazza della Stazione ad Arezzo.

23/08/2008 - Qualcosa di me - Irene Sparagna
Qualcosa di me
Nella collana Le schegge d’oro il libro di Irene Sparagna, autrice di Scauri
Irene Sparagna è nata a Roma nel 1971 ed attualmente risiede a Scauri in provincia di Latina. Sorriso sbarazzino ed una voce squillante che mette allegria anche nelle giornate più cupe. È una persona semplice, a volte impulsiva e testarda fino allo svenimento. Dotata di una semplicità di scrittura fuori dal comune che le viene dettata direttamente dal cuore ed in particolare dagli stati d’animo più intimi e segreti. È sicuramente una delle voci più rappresentative dei poeti e degli scrittori contemporanei. Filo conduttore di tutte le sue raccolte poetiche è sicuramente la sincerità, la concretezza dei versi e quel modo diretto di arrivare al cuore… Con “Qualcosa di me” finalista nel concorso letterario “J. Prévert” (2004) ha voluto regalare emozioni (emozioni in senso lato così come lei le definisce) nel concetto del viaggio. L’uno il viaggio che parte dal dono della vita (dedicate con affetto alla propria madre) e l’altro inteso come partenza verso nuove terre (la Sardegna) con l’umiltà di ampliare le proprie conoscenze. “…potrò percorrere migliaia di chilometri, potrò vedere migliaia di persone ed immagazzinare gli sguardi di tutti, ma solo fino a quando sarò in grado di parlare e scrivere ciò che tutto questo suscita in me, ecco, solo allora saprò di essere sempre nella mia casa…Ciò che cerco di fare è focalizzare l’immediato e fermare la visualità con poche parole…sperando di oltrepassare la semplice superficie delle cose, squarciando a volte i limiti del mio sentire…” (Irene) Menziono solo poche rime tra le tante che…umilmente sfiorano, accendono e rallegrano il cuore: … “Ieri avrei creduto / alle favole / che mi raccontavi…/ ma la vita è altro…/ le tue parole / nel loro diniego / mi avrebbero raggiunto / come storie vere / da inseguire …/ ora che le filastrocche / hanno assunto / rime baciate o scomposte / ho scoperto / che sei il mio regno / di elfi e fate…/ non svegliarmi, ma lascia che io / mi nutra della tua voce / per conquistarmi / la nostra magia del tempo.”… … “Se potessi / in una scatola / dai colori sgargianti / come il mio amore / ci poserei tutto / quello che i miei occhi vedono / e le mie gambe percorrono / e le mie idee scrivono…/ se potessi abbatterei / questo senso di fragilità / che si dipana tra le parole…/ se potessi ti indicherei / la strada candida / come il sale / e dorata come / spiga di grano/ e al centro della meta / ti direi di saltare / il guado dei cento anni / e di essere per sempre / quel sogno / che non mi lascerà mai.”… Promotrice ed organizzatrice di numerosi concorsi tra i quali merita menzione il Premio Internazionale di Poesia "Riviera di Ulisse" Memorial Gennario Sparagna quest’anno alla 3^ edizione è attenta alle esigenze delle nuove voci poetiche e narrative organizzando iniziative atte a far conoscere le voci nuove del sud pontino e non solo.
Nadia Turriziani 20 agosto 2008
l'articolo di trova anche su
www.parvapolis.it
inserendo la ricerca Irene Sparagna

PREFAZIONE AL LIBRO "BUSHIDO".
Irene Sparagna è sicuramente una delle voci più rappresentative dei poeti e scrittori contemporanei, con all’attivo diverse pubblicazioni ben inserite nel panorama letterario nazionale.
Eccola dunque ripresentarsi con una nuova opera, un nuovo libro di brevi e pregevoli poesie che si leggono come sempre volentieri perché oltre a sorprenderci, entusiasmarci, ci orientano naturalmente verso richiami e sentimenti, riflessioni e pensieri, sensazioni e rimpianti che se pur racchiusi, custoditi nella mente e nel cuore, restano sempre in fermento, desiderosi di liberarsi e fuggire; volare trasformandosi in parole.
La sua poesia, acuta e ricca di limpidezza, è Voce incisiva che pur rifiutando lo schema del lirismo tradizionale, libera da desueti, inutili orpelli grammaticali, ci parla con estrema disinvoltura, con tono intelligente ed incisivo.
Leggendo le sue poesie, si ha la ferma sensazione di assistere ad un continuo colloquio che vivifica, traccia sentieri universali frutto di notevole ricchezza d’intenti; spirito indagatore sulle realtà quotidiane attraverso le privilegiate ragioni del cuore.
Ancora una volta Irene ci offre pagine di poesia che diventano testimonianza, chiave interpretativa della propria filosofia della vita, un senso cadenzato di colloquio-liberazione che interpreta, in chiave più matura, la sua innata predisposizione al linguaggio poetico perché si avverte, in termini chiari ed inequivocabili che nella poesia Ella se pur sperimenta un modo nuovo di guardare la realtà che ci circonda, ritrova soprattutto se stessa.
Non posso quindi che complimentarmi con l’Autrice, incitandola, come sempre a continuare su questa strada perché mai come nel tempo presente si ha tanto bisogno di Poesia, soprattutto di poeti “cantori dell’anima” capaci di proporci splendidi versi e magnifici ritempranti messaggi di luce.
CLAUDIO PERILLO
Vicepresidente Centro Artistico e Culturale “LEONARDO” di Casalnuovo
Responsabile settore “Arte e Cultura” dell’ A.D.I. (Ass. Doganale Italiana)-Sez. di Napoli
Responsabile Notiziario Culturale “LE VOCI”.

PREFAZIONE AL LIBRO "FRAMMENTI DI VIAGGIO"
Non tutte le composizioni qui raccolte si muovono nell’orbita dell’evento creativo per certo diarismo insistito e non abbastanza lievitato dall’invenzione fantastica che libra la materia e legittima il dettaglio, ma le cose più riuscite (e sono molte) danno ragione del libro e del mio consenso a prefarlo.
Irene è giovanissima, ma la sua sensibilità sembra percorrere a ritroso strade lunghe e remote, per ritrovare spazi, tempi e volti perduti. Il suo discorso ha sapore d’antico nella ricorrenza del motivo memoriale.
L’infanzia, la figura del padre, prematuramente entrata nella morte, la madre, le prime esperienze amicali; le prime emozioni nell’incontro epifanico con la natura, i primi tremori dei sensi e dell’anima alla scoperta dell’amore: ecco i temi con più alto indice di frequenza in questa raccolta che Irene offre con mano leggera al suo pubblico.
Son temi antichi, come sa chiunque frequenti la parola dei poeti sul percorso dei secoli, ma il linguaggio della poesia li chiama a nuova vita. E basta un’immagine felice, un particolare movimento ritmico, un guizzo di colore, un gioco fortunato di arsi e di tesi nel respiro del verso a propiziare il miracolo.
Irene è già in grado di schiudere i cancelli della grazia lirica: e di questa capacità son testimonianza sicura alcune composizioni, che si innalzano sul complesso per certe finezze, e forza insieme, di tessuto figurale e di registro timbrico. Sono i momenti in cui la dizione, spesso distesa in orizzontale (con conseguenti rischi di monotonia) si inarca per l’intima premura delle emozioni e degli affetti, e sembra esplodere come una gemma matura.
Potrei, e forse anche dovrei, esemplificare, ma sia il lettore a cercare e scoprire per suo conto.
Io vorrei piuttosto sottolineare un altro pregio del discorso di Irene: la lealtà della sintassi e del lessico dove tutto è limpidezza e dove non ha il minimo spazio quell’ermetismo, arrogante e gratuito che, persistendo in provincia, rende insopportabile l’esordio di tanti poetini in erba.
Chi legge avrà capito di trovarsi di fronte ad “un’opera prima”.
Avrà essa un seguito ?
Apparirà, in avvenire, come il primo segnale di un destino ? A queste domande che i poeti esordienti portano scritte negli occhi, quando si recano, per giudizi o consigli, dai poeti anziani o già vecchi, non saprei dare una risposta, neanche se fossi il mago di Minturno, o d’altra città.
“Se son rose fioriranno”.
A me sembrano rose.
Prof. Renato Filippelli
(Prof.università S.Orsola Benincasa – Napoli)

PREFAZIONE AL LIBRO " IL GROVIGLIO DEI PENSIERI"
Un giorno della scorsa primavera me ne stavo in Val Varaita, luogo nel quale all’età di ventun’anni avevo passato sei mesi della mia vita, vagabondando per i monti a far l’amore con l’universo.
Quel giorno, ritornato sul luogo delle mie prime grandi emozioni mi trovavo beatamente abbandonato in grembo ad una sedia-sdraio a godermi l’incontaminato sereno di un cielo di fiaba. Tra veglia ad occhi chiusi e sogni ad occhi aperti vidi ad un certo punto nascere dall’azzurro una piccola macchia bianca che andava man mano dilatandosi. Stavo in quel momento assistendo ad un miracolo della natura, mai colto fino allora. Dal nulla stava nascendo per me nel cielo una nuvola bianca.
Ricordo che in quel momento afferrai il significato dei versi di una mia precedente poesia e di quale magico rapporto potesse realmente avere con le nubi.
Poesia:
Ti sento una nube sospesa nel cielo // leggera come un cirro / pesante come un cumulo / corrucciata come un nembo // mi piaci sfrangiata / come un soffione / che offre al vento / i suoi pappi // non si sa / dove comincia / una nube//
Forse non si sa nemmeno dove e quando comincia e nasce in noi una poesia.
Le poesie di Irene Sparagna sono un po’ come i versi da me citati e la nube della Val Varaita. Nascono dal “nulla” o forse nascono dal “tutto”.
Ma le nubi restano nel cielo e poi si sciolgono nel vento di un deserto infuocato o in una pioggia che dona vita ad una terra assetata. Le nubi-poesia hanno anche un’altra storia. Un giorno, o forse ogni giorno una o più nuvole si accorgono che insieme con loro volano nel cielo gli aquiloni, legati alla terra da un iridescente filo tenuto tra le mani da un bimbo e allora annoiate di aggirarsi senza regole in un cielo immoto, scendono per farsi legare anche loro ad un filo di bimbo e giocare beate tra lui e i refoli di vento.
Ecco che forse così ho alla fine scoperto che cosa sono le poesie di Irene: sono nuvole-aquiloni nati come dal nulla, respiro dei primi uomini che combinato con il vento “da corpo si è fatto parola”, respiro dell’universo, nel quale è già disciolta la “parola che si fa corpo” degli “uomini nuovi” che hanno abitato, abitano e abiteranno sempre fra noi, nel tempo e fuori dal tempo, nello spazio e fuori dallo spazio.
Ed ora, dopo averle chiesto il permesso vorrei accompagnare il lettore a passeggiare nel cielo di Irene:
I pensieri
sono petali
che accarezzano
sfiorano e immaginano,
....
note infinite
su cui danzare...
….
Un dialogo
che imperla
le albe da venire
….
Ho scritto pagine
su pagine cercando
di inanellare immagini
su immagini
....
mi basterà un soffio,
come vento nuovo e tenace
a scombinare le parole
che diverranno il nuovo parlare...
Sì, ti amo
quando il vento districa le emozioni
e la luna si scioglie...
….
E spegnerò ad una
ad una le stelle
di questo cielo,
....
e dirò al sole
di dormire
e alla luna
di impallidire
....
e la notte lascia
i silenzi senza respiro
sfocati in echi di tenerezze.
....
cercando le impronte
dell'anima
per dipingere
il tetto del cielo.
....
ripercorrerò
i tuoi occhi per vedere
al di là di questo cielo
Augurando al lettore un buon viaggio alla scoperta di altri misteri, mi accomiato in punta di piedi…
Terenzio Formenti
“l’uomo degli aquiloni”
6 Marzo 2002

PREFAZIONE AL LIBRO "PETALI DELL'ANIMA"
Da subito, dalla prima pagina di questa silloge, è la schietta semplicità del dettato a prenderci per mano: quasi che la mano dell’Autrice, solerte e affettuosa, prendesse la nostra per condurci (meglio: guidarci), attraverso le parole, alla scoperta del suo mondo interiore.
Ma il percorso che erroneamente, data anche la giovane età di Irene, immaginiamo facile (piano, privo di asperità), si rivela ben presto arduo, e l’avanzare cosparso di memorie da conquistare.
Ciò che l’Autrice ci chiede non è comprensione, ma condivisione emozionale; ci invita a seguirla con gli occhi del cuore, lungo un tragitto in cui la parola non vuole sostituirsi alla Vita, ma esserne parte: espressione e conoscenza.
E se la simbiosi si compie ci troveremo a vagare, mano nella mano, alla ri-scoperta di tempi e luoghi comuni, alla sua, ed alla nostra memoria.
Ci troveremo, lungo le righe, complice anche la spontanea immediatezza delle parole, a condividere con Lei il tempo del dolore (“Fonte della vita”), quello del dubbio (“Indugio…”) e della ricerca (“Fotografia”), e, soprattutto, quello della speranza (“Il mio amore per te”).
Perché Irene è una giovane donna, forse, o meglio, un’adolescente cresciuta, capace di mantenere una sensibilità intatta ed entusiasta, egualmente aperta verso desiderio (domani) e nostalgia (ieri): da qui la sua voce, che è costante ricerca di una vittoria della gioia di vivere sul dolore: costruzione di una speranza reale attraverso il recupero (conoscenza e comprensione) delle sue esperienze di dolore.
(ENRICO CAMAGGI – poeta e amico)

Commento al retrocopertina del volume “Petali dell’anima”, edito presso “Il foglio letterario” con sede in Piombino (LI).
<<IRENE SPARAGNA ha già pubblicato con le Edizioni Il Foglio il racconto lungo “il viaggio” e la silloge poetica “parole nel vento”.
Autrice sensibile e tradizionale canta i grandi temi della vita e soprattutto l’amore con liriche delicate e intense, intrise di sentimento e attente alla ricerca stilistica e alla musicalità del verso. Questa nuova raccolta poetica segna un’altra tappa verso una raggiunta maturità artistica>>.

PREFAZIONE AL LIBRO " QUALCOSA DI ME"
La poesia, come qualsiasi altro sentimento artistico, contribuisce ad ingentilire gli animi, a dare voci a sentimenti troppe volte relegati in fondo alle coscienze o sacrificati ad ideali troppo grandi per poterli capire davvero. Se al mondo riuscisse ad avere più spazio, ci sarebbero meno violenze, si colmerebbero distanze e diversità, e scoppierebbero meno bombe: un pensiero dal quale non si può prescindere.
Ogni piccolo verso, una frase scritta su di un muro, un libro di parole, se pur in modo impercettibile, è un piccolo passo verso un mondo più giusto. Ben vengano quelle persone che riescono a dare del tu alle emozioni, ed ancor meglio, riescono a scriverle su un foglio, a dipingerle su di una tela o a farle prendere forma in una statua. Le persone come Irene Sparagna che con le loro pagine di parole riescono a creare un’oasi tranquilla, dove al riparo dalle falsità, dei facili trionfi o dalle disillusioni, ci si può fermare un attimo a guardarsi dentro. Irene ha una scrittura spontanea, il suo fruire di rigo in rigo ha il tono di un vecchio amico che conoscendoti bene, riesce a parlarti di tutto e sempre con la più assoluta serenità.
Ha una percezione diversa della realtà, un qualcosa di indefinibile capace di tradurre in versi le cose ed i sentimenti che in un dato momento la circondano o la preoccupano. Il suo è un pensare in versi, un chiedersi ed un rispondersi di una naturalezza disarmante. I suoi non sono componimenti fatti a tavolino e con argomenti prestabiliti. Non disperdono l’attenzione nella forzata presenza di termini astrusi, di paroloni assurdi. Riescono con semplicità a prendere per mano il lettore per condurlo attraverso sentieri interni quanto inesplorati.
Il pensare in versi la realtà è una caratteristica che solo i veri poeti possiedono. Loro non si mettono a comporre una lirica, si fermano ad ascoltare il proprio interno. Nascono così componimenti mai fatti di espressioni vuote o fine a se stesse.
La Sparagna non è alla sua prima pubblicazione, ed avendo letto anche gli altri suoi scritti, posso affermare che quando Irene decide di mettere nero su bianco, pur conoscendo la sua bravura, non manca mai di stupire, per le idee sempre nuove, per la scorrevolezza e la musicalità dei versi.
Filo conduttore di tutte le sue raccolte poetiche è sicuramente la sincerità, la concretezza dei versi e quel modo diretto di arrivare al cuore. Con i suoi pensieri chiari, spontanei, decisi, l’autrice sembra dirci, comunicarci e perché no, dimostrarci che quando si sa quello che si vuole dire, basta poco per esporre il concetto: poche e semplici parole per riuscire a regalare un’emozione.
Potrei ancora scrivere di filologie liriche, di ascendenze concettuali e filologie strutturali, di una versatilità alquanto sobria e cadenzata; di “status vivendi” o di abbandoni lirici che sfiorano il sublime, di raffinate maestrie discorsive o di passi ermetico-sperimentale; potrei perdermi fra questi termini coniati dai tecnici della parola scritta, propensi in molti casi, a mascherare vuotezze. Riuscirei soltanto, con inutili parole, a sporcare d’inchiostro il foglio, perché quando la poesia c’è, bisogna solo darle spazio, lei parla da sola. Non si può costringere in poche righe l’idea o il sentimento da cui è nata. I versi vanno letti, vissuti, respirati dentro………
Un altro giorno /sei stato con me /nei giochi lontani/ del cuore, che si disarmano/ nella stanchezza della sera/ ed è subito abbandono:/ riprenderò la vita/ da domani.
Oppure toccare i versi…..
Quando mi chiedi com’è il sole/ io ti regalo i suoi colori/ io ti descrivo il suo calore./Quando mi chiedi com’è la luna/ io ti regalo il suo candore/ e ti descrivo il suo sguardo./ Quando mi chiedi com’è il mondo/ io te lo invento.
O aleggiare con la fantasia….
Il nuovo giorno/ si era appena svegliato/ gioioso come la prima volta,/i miei occhi colsero quell’attimo/ domandandosi dove finisce il cielo/ e volarono lontano/ come un solo pensiero/ tra due ali.
Quello che con tante parole ho cercato di dire, lo hanno di certo meglio chiarito i suoi versi: la sua poesia. Questa è Irene.
(Giuseppe Bianco - poeta- scrittore- editore)

PREFAZIONE AL LIBRO “PER SENTIRE CON IL CUORE”
E’ bello questo libretto “agile”, “essenziale” di Irene Sparagna, ideale da segnalare a quanti amano la poesia nella sua essenzialità e straordinaria bellezza.
Scorrono in questa raccolta motivi e riflessioni riconducibili al grande, eterno amore verso la madre e quindi, lezione di vita che, senza inerpicarsi per avventure linguistiche, ci invita a riflettere e scavare gradualmente in noi stessi.
Irene, con la sua scrittura, approda ad un pacato equilibrio tra pensiero e concretezza ripercorrendo accuratamente le tappe di un intenso itinerario esistenziale. E ci riesce mirabilmente, durante questo nuovo straordinario viaggio verso sentimenti sublimi che danno senso compiuto a orizzonti essenziali, capaci di esplorare efficacemente la propria interiorità.
(CLAUDIO PERILLO)

PREFAZIONE AL LIBRO "LA CASA DEI RICORDI"...
Era una afosa mattina di fine luglio del 1998 quando, svegliatomi alla prima luce che filtrava nella stanza, mi accorsi che durante la notte, in cerca forse di un filo di aria, la mia testa era emigrata al posto dei piedi. Non so se questo possa essere stato il motivo oppure se qualche particolare influsso di un nuovo gioco fra le stelle o di energie nell’etere vaganti abbia creato la magia, il fatto è che colsi all’improvviso che la testa era entrata in una vorticosa produzione di aforismi sulla positività della vita. Nel timore che qualcosa andasse perso accesi subito il registratore e a voce moderata, per non svegliare mia moglie che dormiva accanto a me, mi misi a incidere quanto sgorgava da questa sorgente “impazzita”. Quello che è avvenuto in quel mattino ha dato luogo e spazio al primo nucleo di una lunga serie di gocce di rugiada che continua a seguirmi e a inseguirsi nel tempo. Finito il primo flusso, spensi il registratore e ripresi il sonno. Mi domando ora che cosa potrebbe essere una goccia di rugiada. Sicuramente la notte è una pausa tra un giorno e l’altro nella quale noi viaggiamo tra conscio e inconscio, tra finito e infinito e in questa pausa entra: la parte di noi che non conosciamo, entrano gli altri, vicini e lontani, conosciuti e non conosciuti, che parlano la nostra e altre “lingue”. Immagino la notte come un’amaca nella quale noi siamo stesi sul confine tra finito e infinito e che, in modo più o meno temporaneo ne cancella o almeno ne attenua la traccia. Al mattino, nell’ora blu che tenta di fare da terra di nessuno fra i due mondi, quando i pipistrelli raccolgono e avviano nelle loro caverne le tenebre residue della notte, c’è anche chi riesce a trattenere i colori dell’arcobaleno del quale la notte si è servita per proporci di inventare nuove sfumature con le quali dipingere la vita di ogni giorno. Questi sono coloro che noi osiamo chiamare “i poeti”, anche se penso che ognuno di noi o poco o tanto lo sia o lo possa essere. L’importante credo sia che la vita e la sua felicità possibile o impossibile non siano solo qualcosa che passa quando noi stiamo pensando e interessandoci ad altro.
Da quel giorno d’estate del 1998 molte “lune” sono passate e io pazientemente continuo a raccogliere gocce di rugiada mie e di altri vagando nel mio quotidiano anche nel mondo di Internet in cerca e in ascolto di coloro che nelle varie parti della terra catturano e dispensano più o meno consciamente queste gocce.
A proposito di queste c’è una bella storiella, un po’ poetica, che così narra e che mi piace in questo momento partecipare a chi mi legge.
Una goccia di rugiada in vista dell’oceano
Nella notte dei tempi una goccia di rugiada, portata dal vento, giunse in vista dell'oceano.
Davanti a tante gocce essa si intimorì e si vergognò della sua piccolezza. Ma l'oceano, innamoratosi di lei a prima vista, le porse una conchiglia che la raccogliesse nelle sue valve inattesa che lei, piccola goccia, presentata alle vicine, chiedesse di giocare e di fondersi con loro nell'armonia dell'universo.
Vorrei presentarvi ora Irene Sparagna come una di coloro che sanno creare, riconoscere e partecipare gocce di rugiada, raccogliendole in prosa e poesie, e offrendole alle altre gocce dell’oceano del quale ognuno di noi, se è disponibile, fa parte,. Irene non si è persa nel groviglio dei pensieri e dei ricordi ma, anche in questo suo libro, si è “trovata” e si sta in-ventado, e sta inventando noi, offrendosi al vento dell’immenso.
Ora mi permetto di partecipare a chi mi sta leggendo alcune gocce che qui ho colto, aggiungendo l’invito di andare alla ricerca di altre che possano aiutare a trovare i colori del “nostro” arcobaleno personale.
Gocce di rugiada colte direttamente o per associazioni più o meno libere da “La casa dei ricordi” di Irene Sparagna
… e io invocherò il tuo nome per avvolgerlo tra i veli raccolti dell’anima fanciulla e sentirne il tuo immenso
… e poi il cielo: su, dentro, e fuori di me
- Chiudo gli occhi e le mie palpebre sono teatro di morbide luci alla ribalta
… in questo circolo vizioso che si affaccia su ogni sguardo di sole e si addormenta su attimi sospesi di luna…
… aspetta ancora un minuto di battiti… fino all’eternità dei giorni…
-Tutto mi parla di te come un raggio di sole che schiude i miei occhi a nuova vita…
- …e occhi piccoli… granelli in cui un solo sorriso illuminerà il nuovo giorno.
- Forse questo io sono… ali per schiudersi su pagine bianche come colombe in volo.
- Erano regali i tuoi silenzi…
- E ora tra noi… un secolare silenzio, come se i pensieri fossero la magrezza di emozioni trasparenti come il vetro
- Ecco… e nell’attimo di una emozione sei già sulle ali di un momento eterno.
- Siamo stati quelle strane alchimie e rare sintonie e poi il cielo, aperto e sconfinato su di noi: per gli altri un arcano mistero.
- Emozioni, come lievi bolle di sapone, hanno raggiunto caparbiamente il nostro cielo, ed io le ho dedicate a te perché tu non possa scordare quanto questo cuore sappia sognare.
- Ecco… oggi mi sento uno splendido gioco senza regole, da esprimere in ammiccamenti.
- Ascolto celate brezze che ammaliano i sensi e i venti d’intorno inghiottono lenti il mio ondulare in questa quiete che ubriaca l’anima.
- Affaccio lo sguardo a scheletri di diapositive e il giorno è nuvole che si scavalcano, si mischiano e ridisegnano sulle ombre dei campi, vita arata che si scalda al sole e che si sfoca in imprevedibili evoluzioni.
- Ascolta la voce che trapela dalle mie mani quando si scaldano dello splendore dei tuoi occhi.
-…sono mani di dolcezza protese dai pensieri all’anima di sempre.
Terenzio Formenti “ il rabdomante delle gocce di rugiada “

PREFAZIONE AL LIBRO "RACCONTI" (“Un imprevisto dolcissimo” e “Quelle estati”)
In un linguaggio trasparente ed esplicito, che ci coinvolge armoniosamente, si fondono i temi dei due racconti, evocazione nostalgica del tempo che fugge, delle stagioni confuse e frantumate da memorie, dal fascino segreto e dal messaggio univoco, intimistico e circostanziato.
Con questi racconti, Irene, si conferma scrittrice di ampio respiro, dal tocco ponderato e allo stesso tempo sorprendente, capace di affascinare e sedurre il lettore in una coinvolgente lettura che lo costringe, giocoforza a riflettere, a interpretare e reinventare la storia di destini per niente definitivi.
L’incedere soffuso di malinconia e nostalgia ci trasporta con una originalità sorprendente, verso l’altro volto dei due racconti, quello di una intensa tenerezza che avvolge i due protagonisti che sembrano muoversi celati da trasparenti veli, in un mondo incantato, tanto diverso dal nostro; in un viaggio permeato dalla fantasia, senza regole, dogmi e preclusioni, dove, con magiche parole si riescono a sintetizzare spazi di stupende, irripetibili emozioni.
Il risultato finale, è quello di una ricerca interiore, sofferta e coerente con la propria coscienza.
(CLAUDIO PERILLO)

Recensita nella “Rivista bimestrale delle arti umanistiche- Il foglio letterario” (anno 3, num.9) edito presso Il foglio letterario di Gordiano Lupi .
Recensione nella sezione “Novità in libreria”.
“Il viaggio” di Irene Sparagna (edito presso Edizioni Il Foglio) :…Liricità e sentimento sono le parole per definire bene il racconto lungo che la Sparagna dà alle stampe con le nostre edizioni. Irene è una poetessa sopraffina e in questa prima prova narrativa si fa apprezzare proprio per il modo poetico in cui descrive situazioni del quotidiano.
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“PAROLE NEL VENTO”
RACCOLTA DI POESIE SCRITTE DA IRENE SPARAGNA
LA POESIA SENTIMENTALE DI IRENE SPARAGNA
di Maurizio Maggioni
“ Irene Sparagna è una promessa della nuova poesia italiana. Ha esordito con "Frammenti di Viaggio" , seguiti dalle liriche delle raccolte "Per sentire con il cuore" e "Versi sparsi" , non disgiunte dalla creatività narrativa di "Racconti" e de' "Il viaggio". Dopo quest'ultima riuscita prova di poeticità memorialistica ("nella tecnologia della memoria" secondo F. Batini, critico di Arte e Cultura del portale Supereva, che cita Foucault), la Sparagna dà ora alle stampe una nuova, interessante silloge di rime intense e vibranti di esperienze vissute.
Irene usa il verso sciolto per esprimere tutte le emozioni della sua anima romantica e ricettiva, che riflette e rielabora in poesia la realtà esteriore, stretta dall'inesorabile scandire del tempo. Quel tempo che domina l'emozione fin dal primo canto di amore ("A malincuore"), intrecciandosi con l'ansia de' "L'attesa indefinita", con i cicli dei tempi morti tra un'esperienza e l'altra. Quel tempo è la vita stessa che fugge (in "Parole") e corre con la sua "Vecchia valigia" piena di momenti di gioia e di dolore. Anche la natura fa la sua parte. Il plenilunio può custodire gli intensi sentimenti della poetessa e immagini come "Autunno" e il mare di "Quella sera..." rendono in modo esteticamente efficace la descrizione del sistema naturale.
Tuttavia il clou della Sparagna è nelle rime sull'eros eterofilo di "Ricordo la forza" , "Le mie stagioni" , "Nutrimento" , "Ancora" , "Le tue labbra" , "Flash".
L'amore con la A maiuscola, con le sue gioie, le sue attese e i suoi dolori, in una vita senza certezze (ricordo Pallada e Lorenzo il Magnifico sulla caducità della vita), traspare fin dalle dediche dell'autrice, sognante tra Jules Verne e Thomas More, ma giunge alla perfetta maturazione in queste rime intimistiche, più neoromantik che decadenti.
Il pezzo migliore mi pare senz'altro "Perché ti amo" dove natura e passione si fondono per creare doni d'amore, mentre in "Profumi remoti" notevole è la ritmica dei versi, ottenuta con termini raffinati. Il lettore troverà così la silloge assai godibile e interessante.

Recensita sul Foglio Letterario a cura di Gordiano Lupi per il libro raccolta di poesie “Parole nel vento” di Irene Sparagna (edito presso Edizioni Il Foglio) : …..”Una raccolta di liriche dove sentimento e passione si confondono e realizzano un affresco lirico di tutto quello che ruota attorno alla parola amore. Sono poesie struggenti e romantiche, brevi ma intense, fatte di ricordi e rimpianti, ma anche di nuova forza per continuare a credere che qualcosa di importante sta alla base della nostra vita.”

Recensita per la critica al libro pubblicato presso Edizioni Il Foglio (Piombino – Li)
“Il Viaggio”.
Recensione a cura di Claudio Perillo su “NUVOLE” Bollettino di Informazione” di marzo – aprile 2001.
Sezione “Il libro in vetrina”
“La brava scrittrice di Tremensuoli (Lt) ancora una volta ci sorprende presentando il suo nuovo testo “Il Viaggio” che riprende in modo incisivo e scorrevole “Il Viaggio” della propria esistenza, riuscendo a trasmettere al lettore, con straordinaria naturalezza, dettagliate e nostalgiche apparizioni di personaggi che a tratti sembrano solo ombre senza precisi contorni, gli stessi che riescono a suscitare in noi tutti precisi interrogativi che spesso rimangono senza adeguata risposta. Questo “Viaggio” sembra soffermarsi su una considerazione che ha tutto il sapore di una dettagliata metafora: percorriamo una intera vita illudendoci di conoscere tutto su di noi e invece, alla fine ci accorgiamo che, nostro malgrado, ci sfuggono di mano le cose più semplici, le cose essenziali… Quello che più ci affascina e ci sorprende del libro è il constatare che l’autrice riesce a trasmettere, usando un linguaggio trasparente ed esplicito, lo scopo della sua passione per l’arte dello scrivere mostrandoci sapientemente e senza peraltro appesantire la lettura, immagini di sentimenti, richiami, inquietudini scavate nell’intimo, dove è chiara quella certezza di voler esprimere oltre i propri sentimenti, quella forte emozione della parola scritta che diventa prodigiosamente immagine laddove le dimensioni del “Prima” e del “Dopo” riescono mirabilmente e fascinosamente a fondersi in un “Presente” che alla fine diventa “Infinito”.


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